Bignè e prostituzione intellettuale

Ivan Grozny

Lunedì sera. Più di ottomila persone affollano lo stadio Euganeo a Padova. Grande entusiasmo, anzi che dico. Grandissimo. Un tifo da serie A per un Padova-Ascoli di fine stagione, dove i contendenti sono messi in situazioni molto diverse. I primi lottano per non retrocedere, gli ospiti sono tranquilli.

Talmente tranquilli che la partita è una farsa. E la cosa che stupisce di più è che sembra che tutti lo diano già per scontato. E quando dico tutti, non escludo quasi nessuno. Talmente scontato che Bernacci, centravanti di buona prospettiva, decide, in ben due occasioni di evitare di tirare verso i pali del portiere avversario da posizione a dire poco favorevolissima. Risate in tribuna, facce per nulla stupite di vedere quello che accade in campo. In realtà c’è anche chi comunica un certo imbarazzo, e non sono così pochi, in fondo.

Arrivano i goal dei padroni di casa, che ci mettono pure un po’ a guadagnare la porta avversaria, nonostante un opposizione che oserei definire, sinistra… Uno e due. Finisce il primo tempo.

La seconda frazione è meno di un’amichevole estiva.

Arriva addirittura il terzo goal, ma non dopo che l’Ascoli è riuscito a buttare via due occasioni che, come si dice in questi casi, sono impossibili da sbagliare. Alla fine gli ospiti ne fanno pure uno, in un partita dove non si è visto un contrasto, uno, e diciamo che di agonismo anche meno.

Per sgombrare il campo da ogni equivoco, tutti sappiamo che i finali di campionato sono pieni di partite così. Poi è naturale che non avendo un grosso seguito televisivo non sono sotto la lente d’ingrandimento dei media e il tutto passa abbastanza inosservato. Anche se poi leggendo il pezzo dell’inviato della “Gazzetta dello Sport” che apre parlando di posticipo “dolce come un bignè” per il calcio Padova” si chiarisce la questione.

La domanda quindi è un’altra. Come raccontare a chi non l’ha vista una partita che non si è giocata? Impresa assai ardua. Quasi impossibile, anche se a dire il vero c’è chi ci riesce.

In questo blog si è già parlato di scommesse attraverso le parole di Corrado Zunino, una questione annosa e mai risolta.

Ma vogliamo occuparci dei cosiddetti favori, allora?

Perché è di questo che al limite possiamo parlare, in questo caso. In un Paese dove il favore è insito nella cultura stessa.

In fondo che male c’è, è l’obiezione più diffusa. Sentita talmente tante volte che ha il sapore di un disco rotto ..Noi non si ha molto da chiedere al campionato, gli avversari erano più motivati e così via… Un fiume di banalità che riempiono giornali e certificano uno status. Molte delle partite di campionato, da metà stagione in poi, a tutti i livelli e categorie, ha una percentuale di.. taroccamento altamente elevata. E’chiaro che chi si gioca campionati, trofei, promozioni o altro, è più restio a certi giochi, ma altri, i cosiddetti piccoli club invece, approfittano della situazione e succede quello che succede. Bisogna inoltre dire che capitano anche i casi in cui le stesse società sono vittime di comportamenti scorretti di loro stessi tesserati, perché non serve una squadra intera per cambiare il senso di una partita.

Chiedersi fino a quando ottomila persone avranno la pazienza di vedere spettacoli così è più che legittimo, anche se può succedere, come in Genoa – Lazio, che il pubblico reagisca inviperito gridando frasi inequivocabili. Contro i propri “beniamini”, naturalmente..

Quindi bisogna intendersi. Non andare seguendo le campagne mediatiche, ma stando a ciò che accade realmente. E non fare neppure i moralisti a orologeria, di fronte magari all’emergenza contingente, come può essere un eventuale nuovo scandalo che va ad investire il mondo pallonaio. Che sarà sempre dietro l’angolo fino a che lo sport è gestito da un certo tipo di dirigenti, che resiste sempre, a dispetto di qualunque scossa, grande o piccola che sia.

Una curiosità. In tribuna, allo stadio, parecchi volti noti del calcio italiano. Dall’emergente tecnico Allegri all’ex difensore Policano. Galderisi, Maniero tra i tanti ex biancoscudati. Varie personalità tra cui l’ex calciatore, oggi opinionista televisivo di successo, Salvatore Bagni. Negli anni ottanta fortissimo mediano di Perugia, Inter e Napoli. Uno di quelli che i giornali sportivi definiscono un lottatore, un leader. Oggi fa appunto il commentatore per la Rai, ed è senza dubbio molto competente sull’argomento. Tra i giornalisti sportivi circola la voce che conosca quasi tutti i giocatori del mondo. Forse è un’esagerazione, ma le leggende, si sa, sono fatte per essere alimentate.

Ma perché questo panegirico su Salvatore Bagni. Già, perché?

Racconta un libro di Paolo Ziliani, di una partita di tanti anni fa, in cui si doveva finire in parità, secondo certi accordi presi in precedenza. Ma qualcuno non era stato avvertito. Proprio lui, Salvatore Bagni, che infatti, mai domo fino all’ultimo, si butta nell’incredulità generale, sull’ultimo pallone della partita, cambiando in maniera definitiva e impossibile da mutare, il risultato. Ciò che è successo nel tunnel che porta agli spogliatoi non è dato sapere con certezza scientifica, ma sembra neppure calci e pugni hanno contribuito a chiarire le parti coinvolte.

Bagni cambiò squadra la stagione successiva perché si sa”non si fanno certe cose, a cinque minuti dalla fine”.

Sarebbe stato quindi interessante chiedere a lui un parere. Sarà per un’altra volta.

Perché la sensazione è chiara. Ce ne saranno ancora tantissime di occasioni per porre domande di questo tipo.


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2 commenti

  1. […] di chi ne è spettatore è decisamente percepibile. Ne abbiamo già parlato chiaramente in passato, https://sportallarovescia.wordpress.com/2010/05/20/bigne-e-prostituzione-intellettuale e continueremo a farlo perché lo sport viene tradito in tutte le sue componenti quando un […]

  2. […] la mobilitazione il 17 sett. a VeneziaNON E’ SEMPRE PER SCOMMESSACIAO MARCO, INGUARIBILE CAZZONE Bignè e prostituzione intellettualeMaledetta primaveraIl calcio è tutto, anche lesbico. Storie dal mondiale femminile in […]


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