Usain Bolt, Xavier Zanetti e Daniele De Rossi: ..hanno le gambe, hanno una testa.

di Ivan Grozny

Lo scontro tra l’esercito jamaicano e i fedeli del narcotrafficante Christopher “Dudus” Coke si è risolto ( sempre sia confermato sia tutto terminato, ma ci crediamo poco) in una strage che ha insanguinato le vie della capitale Kingston. E potrebbe appunto non essere finita. Da Twitter e gli altri social network si raccolgono notizie come e più che dai giornali. Già, perché naturalmente tutte le testate d’Occidente si sono schierate dalla parte del presidente Bruce Golding, e quindi sia le notizie che il taglio viene loro dato, hanno tutte lo stesso tenore. Converrete con me che qualcosa non convince, in questa storia.

In patria perfino molti sostenitori del suo partito e i suoi oppositori, per la prima volta, si sono trovati d’accordo su di un aspetto: l’arresto e la consegna agli Stati Uniti del boss dei boss non deve avvenire. Un po’ come succedeva con Pablo Escobar in Colombia una ventina di anni fa. Escobar era di fatto il più grande concorrente dello Stato colombiano, per quanto riguarda il traffico della polvere bianca. Difficile sostenere il contrario. E quindi non era semplice risolvere la questione..

Anche “Dudus” Coke è molto amato dalla gente, ma soprattutto, è stato tra i fautori dell’ascesa del laburista Golding. Ed è questo uno dei motivi per cui uno ha raggiunto il potere, l’altro lo detiene..

Oggi che il presidente è pronto a scaricare il vecchio socio, sono saltati gli equilibri che reggevano fino a quel punto. Noi non ci vogliamo addentrare troppo dentro questa storia, che però, badate bene, non va etichettata come la tipica storia sudamericana. Sarebbe un grave errore.

E’ il potere, signori, cosa ci volete fare?

Uno che ha le idee chiare sulla vicenda è Usain Bolt, che non nasconde le responsabilità del suo governo di fronte a questa emergenza. E anzi, alza il dito su chi ha fatto affari con “Dudus” Coke pur di raggiungere un ruolo di prestigio. Gli scontri stanno andando avanti da giorni. I morti sono un numero accertato. Sembra che la polizia faccia sparire molti corpi, e che addirittura alcuni vengano bruciati sul posto. Insomma, una crisi violenta e profonda, dove il bene e il male è difficilmente distinguibile.

E in tutta questa tragedia, le parole di Usain Bolt. Il più grande velocista di tutti i tempi se la prende con il suo governo che vuole estradare “Dudus”. E accusa entrambe le parti di scatenare una guerra di cui la Jamaica non ha bisogno. Affondando ancora di più il colpo attaccando i politici che hanno fatto carriera approfittando del boss, affermando che ha fatto e fa più “Dudus” per la società jamaicana che lo Stato.

Apriti cielo. I più hanno tentato di nascondere le frasi di Bolt, che infatti non troviamo ad esempio sulla stampa italiana. Ma negli Usa sembra che non l’abbiano presa affatto bene..

E anche Bolt potrebbe diventare un bersaglio. Mi aspetto nei prossimi mesi, a meno di una smentita di Usain, qualche “dispetto” da parte della stampa americana. Staremo a vedere. Ma la sensazione è che prima o poi gliela faranno pagare. Christopher “Dudus” Coke è il ricercato numero 1, per l,FBI. L’America lo vuole. Il presidente lo sa. La soluzione è lontana.

Speriamo non succeda nulla al mitico capitano nerazzurro Xavier Zanetti. 700 partite con la maglia nerazzurra 137 in nazionale. Oltre ad essere indiscutibilmente un campione sul campo, è anche uno che ha le idee chiare su quanto accade intorno a lui. Insieme alla moglie Paula ha creato la Fundacion P.U.P.I. , organizzazione non profit che si occupa del sostegno economico dei bambini disagiati e delle loro famiglie nella zona di Buenos Aires. Da sempre dalla parte dei più deboli, infatti, Zanetti ha detto chiaramente la sua sui Mondiali 1978 in Argentina. Ha detto la sua sul regime che ha fatto scomparire migliaia di cittadini, non solo argentini, in quegli anni terribili della dittatura. Addirittura alla presentazione de “I Mondiali della Vergogna” di Pablo Llonto, Zanetti ha detto la sua non solo su quel mondiale, peraltro vinto dagli albicelesti, ma di più, rilancia il sogno di una sfida tra il suo club, l’Internazionale di Milano, e una selezione zapatista. Per aiutarli, per supportarli nella causa. Che capitano, Xavier!

Un altro che si assume la responsabilità di ciò che dice.

Ma il gran finale tocca a lui. “Capitan Futuro”, alias Daniele de Rossi, secondo qualcuno, l’ha sparata grossa. Di fronte alla domanda su cosa ne pensasse della tessera del tifoso ha risposto in modo netto. Senza peli sulla lingua. E ha detto quello che pensano in tantissimi. E’ una schedatura, allontana la gente dagli stadi. E inoltre aggiunge: “..perché non fare la tessera del poliziotto, allora. Visto quello che succede. Visti i pestaggi ingiustificabili avvenuti proprio di questi tempi”. Parole sante! La cosa grottesca è che, da domani, cominceranno a venire fuori le peggio cose su di lui. Dall’omicidio del suocero che aveva legami con ambienti poco puliti (eufemismo), ai suoi rapporti con gli ultras. Insomma, stiamo pronti a difendere Daniele de Rossi, amico certo della Curva Sud, e soprattutto di evidenti simpatie di estrema destra, perché ne avrà bisogno. Se andiamo nel merito del suo intervento, ha detto solo cose condivisibili. Molto condivisibili. Anche sugli aspetti che condizionano il mondo del pallone.

La sua posizione sulla tessera del tifoso è quella che hanno in tanti, con la differenza che nessuno lo dice o, se succede, non ha la stesso eco che detta da un campione del mondo. Uomo simbolo della Roma, campione del mondo con la nazionale di Lippi, vicecapitano della Roma. Manganelli, il capo della polizia, proprio per questo,si aspettava una punizione esemplare. Tipo? Escluderlo dal mondiale? Anche. Ma secondo me, invece, lui intendeva una cosa stile Diaz. La scuola, non l’attaccante argentino. Ma anche Bolzaneto gli sarebbe andato bene.

Ma l’impunità no. E non sia mai!

Rimane il dato più positivo in tutto ciò. Intanto il fatto che per una volta, a prenderle, almeno moralmente, sono politici e perbenisti. E questo è già un successo. Poi sapere che l’ex macellaio genovese Maganelli, ha avuto un turbamento, rasenta la libidine.

Insomma, pare sia finalmente finito il tempo delle dichiarazioni finte, delle conferenze stampa uguali e monocorde. Forse è l’eredità che ha lasciato Mourinho, o forse gli sportivi oggi sono più consapevoli. Chi lo sa. Una certezza. Per un motivo o per l’altro questi tre saranno criticati. “Perché uno sportivo non deve permettersi di parlare di cose che non conosce”, dirà qualcuno.

Già, allora lasciamo parlare i soliti noti. Sempre che rimanga ancora qualcuno ad ascoltarli.

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