Un mondiale con la carta di credito

di Ivan Grozny

E’ tempo di Mondiali. Mancano pochissimi giorni al via ed è quindi l’occasione per cominciare ad entrare in quest’atmosfera con la consapevolezza di sapere cosa vuole dire ospitare un evento di queste proporzioni per il Paese che lo organizza. E in questo caso l’attenzione è ancora più grande, visto che è la prima volta che un avvenimento di tali proporzioni si svolge in Africa.

Sudafrica, precisamente. La terra di Nelson Mandela.

Abbiamo visto, in tanti anni di trasmissioni radiofoniche, che spesso questo non è un grande affare, come si potrebbe immaginare. Dal punto di vista dell’immagine in qualche caso lo è pure, ma solo in rare occasioni si può dire lo stesso anche dal punto di vista economico. In questo senso pare un caso quasi isolato quello delle Olimpiadi di Barcellona. Sono eccezioni.

Ma ciò che ci interessa è l’impatto che hanno questi grandi eventi sulla popolazione locale.

Socialmente poi, sappiamo bene cosa vuole dire. Si spostano villaggi interi, se non estese province, come nel caso della Cina, per costruire gli impianti. Poi basta pensare alle speculazioni, che si innescano quasi naturalmente. Vogliamo parlare di Italia ’90?

Detto questo, non siamo così miopi però da non sapere che rimane comunque un’opportunità per questo continente da sempre saccheggiato e martoriato.

Quindi è importante stare attenti e saper leggere cosa accadrà. Per capire questo però, ci serve conoscere qual è la situazione allo stato attuale, a qualche giorno dal calcio d’inizio.

Abbiamo contattato Stefano Piazza, un giovane giornalista che tra le altre cose cura un interessante blog su Gazzetta.it e che si occupa degli aspetti sociali che ruotano attorno allo sport.

Insomma, un approccio a noi familiare. E’ stato quindi semplice interloquire con lui e confrontarci su aspetti che Stefano conosce bene visto che è stato in Sudafrica più volte e che si appresta a tornarci per seguire la rassegna iridata.

Questo è un sunto della nostra chiacchierata.

Qual è la situazione nelle città che ospiteranno il Mondiale. E quale in quelle che invece non sono coinvolte direttamente.

“Sono molto dubbioso che la popolazione potrà trarre dei benefici. Lo capiremo meglio dal giorno dopo la finale, in realtà, ma sono molto scettico. Questo perché è un Paese che non ha ancora un sistema di trasporti pubblici. Solo durante il mondiale sarà, nelle città dove si svolgono le partite, possibile utilizzare dei mezzi gratuitamente, ma questo durerà appunto qualche settimana. Gli impianti sono lontani dai luoghi dove vivono i neri, che hanno il football come primo sport, mentre i bianchi prediligono il cricket e il rugby. Rischiano quindi di rimanere poi inutilizzati.

Per costruire gli stadi hanno sospeso la costruzione di case popolari e le sovvenzioni alla sanità.

C’è stato quindi un blocco della spesa sociale”.

Anche dal punto vista della fruibilità dell’evento, i poveri saranno tagliati fuori, e quei pochi, saranno, nei comportamenti “ europeizzati”.

“In Africa hanno venduto il 2% dei biglietti disponibili. La Fifa li ha messi in vendita on-line, con la possibilità di acquisto solo attraverso carta di credito. Facile per gli occidentali, meno per gli africani. Il tifoso e la famiglia media non avranno molte possibilità di accedere alle partite, ma siamo memori del fatto che, durante la Confederation Cup dello scorso anno, gli spalti erano spesso deserti e si è dovuto aprire i cancelli per riempire gli stadi”.

Un Mondiale che evidenzia ancora di più le contraddizioni del Paese più “occidentale” d’Africa.

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