Un mondiale a due velocità

di Stefano Piazza

Qualcosa non torna. Il Mondiale a due “corsie” (una per gli occidentali ricchi e l’altra, più accidentata, per i sudafricani meno facoltosi) sta per cominciare, confermandosi luccicante e spettacolare, ma non tutto va come dovrebbe.Mandela sarà all’inaugurazione, gli stadi (almeno per le partite dei bafana bafana) saranno pieni, i ricchi sponsor hanno trovato un mercato quasi vergine e gli episodi di criminalità ai danni dei visitatori sono meno gravi e numerosi di quanto si temesse alla vigilia. Allora, perché questo strano odore di posticcio, di artefatto? Andiamo per punti. Il comitato organizzatore aveva promesso che l’esercito non sarebbe sceso in campo, per Sudafrica 2010: “Le nostre forze di polizia saranno più che sufficienti a garantire la sicurezza per tutti”. Falso. Intorno agli stadi, soprattutto a Soccer City, l’esercito c’è, eccome. Una precauzione, certo, ma un tantino inquietante. La polizia? Beh, è presente in massa, ma il tifoso cileno rapinato a Nelspruit era seduto al bar del suo albergo e i giornalisti portoghesi “alleggeriti” a Joburg erano all’interno di un residence di lusso. Il problema è che, come mi spiega il gestore del mio ostello, con il Mondiale, gira moltissimo denaro e, di conseguenza, la possibilità per i malintenzionati di fare bottino pieno. Nessuno si è fatto male, certo, ma non invidio nè i colleghi lusitani nè il turista a cui sarà quanto meno passata la voglia di festeggiare fuori dalla propria stanza. In tutto questo, la polizia non sembra il fenomeno di efficienza tanto strombazzato dalle autorità locali. Ricordate gli incidenti di Nigeria-Corea del Nord? Certo, molti, qui, danno la colpa ai nigeriani (e se avete visto “District 9”, vi garantisco che il loro ritratto era più che fedele all’originale), ma le forze di sicurezza hanno fallito in pieno: forse è vero, come lamentano i padroni del calcio di Zurigo, che quell’amichevole non aveva niente a che fare con l’organizzazione del Mondiale, ma la polizia ha mostrato un’inadeguatezza allarmante di fronte a un evento tutto sommato prevedibile come la ressa di nigeriani accorsi in massa per assistere gratis (cioè con biglietti fotocopiati) a una partita dei propri idoli. Alla faccia della sicurezza garantita per tutti.

Parlando di stadi, invece, molti (compreso il sottoscritto) temevano una replica dei tristissimi spalti semideserti che il Sudafrica mostrò al mondo durante la Condederations Cup 2009. Sbagliato, i padroni di casa faranno il pieno a ogni partita, ma c’è il trucco. Parlando con i ragazzi (neri) che lavorano qui, capisco che i sudafricani sono molto più complessi di quanto sembri dall’esterno: “La gente preferisce rinunciare al cibo e ai vestiti, ma non al biglietto per lo stadio. Succede sempre, con i Kaiser Chiefs e, ovviamente, succederà anche con il Mondiale: a tavola non arriva nulla, il cibo per i tuoi figli viene dopo, perché i tuoi ultimi soldi servono per la partita di calcio. Ma le famiglie sono felici, se i Chiefs o i bafana bafana vincono”. Altrimenti? “Beh, è davvero una giornata triste, per tutti”. Insomma, dal resto del continente arriveranno pochissimi tifosi, visto che i biglietti venduti dalla Fifa in Africa sono solo il 2% del totale, ma i sudafricani riempiranno gli stadi in massa. Nonostante tutto.

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