Paradosso Francia


di Ivan Grozny
Qualcuno ha parlato di reality, qualcuno ha parlato di tragicommedia, ma comunque la si voglia vedere la performance della Francia ai Mondiali di Sudafrica è stata così negativa da non avere precedenti. Risse, divisioni tra clan, ammutinamenti. E un allenatore che nessuno voleva, ma con una posizione forte visto il contratto milionario firmato che blindava la sua posizione. Accordo che fu proprio la federazione ad offrirgli.
Un personaggio, dalle scelte non sempre comprensibili, ma confortate dallo… Zodiaco.
Insomma un personaggio non tollerato dalla maggiore parte dei francesi che rischia di passare alla storia, suo malgrado, non per quello che ha fatto disputare il peggiore Mondiale della storia della selezione transalpina, ma per colui che, con le sue scelte, rischia di vanificare tutto quel portato di multiculturalità che attraverso il calcio, la gente di Francia ha maturato in questi anni.
Mi spiego meglio. La squadra che ha vinto Mondiali ed Europei tra il 1998 e il 2000 annoverava tra le sue fila tantissimi ragazzi che erano arrivati in Francia, bambini, grazie alla legge per il ricongiungimento familiare che permetteva alle persone provenienti dalle ex colonie che lavoravano in Francia di farsi raggiungere dal resto della famiglia.
Lilian Thuram è diventato il portavoce di questa generazione di ragazzi. Impegnato nella lotta contro le discriminazioni da sempre, è ancora più attivo ora che ha smesso di giocare.
Una voce molto ascoltata in Francia. Come quella di Viera o di Desailly. Gente che ha sempre parlato chiaro e volentieri di certi temi.
Henry ha poi proseguito per questa strada e oggi è l’ultimo testimone, calcistico, di quell’epoca così ricca di successi calcistici determinanti ad accelerare un processo di fatto già in corso.
Oggi, invece la disfatta.
E cosa succede in Francia? Se prima i figli delle banlieu erano la speranza della Francia, almeno calcistica, oggi chi indossa quella maglia viene accusato di non esserne degno perché in fondo, da ragazzi che vengono dalle banlieu, cosa si ci poteva aspettare? Se non risse e ammutinamenti, appunto?
“Sono solo dei teppistelli arricchiti”, ha subito tuonato un deputato. I seguaci di Le Pen addirittura dicono che avevano ragione a non sostenere la Francia di Zidane, proprio perché loro, saggi e veggenti, sapevano che sarebbe finita così.
E’ evidente che questa storia, questo Mondiale, rischia di incidere più di quanto noi si possa immaginare su certe questioni.
Quello stesso Mondiale che ha fatto sognare un intero Paese, di cittadini con eguali diritti, oggi rischia di diventare qualcosa di più di una debacle sportiva.
Il capitano Evra ha promesso che vuoterà il sacco e chiarirà cosa non ha funzionato in questa spedizione, Ribery ha quasi pianto in diretta Tv chiedendo scusa ai francesi tutti. E poi Henry che parte prima dei compagni e che vola all’Eliseo per parlare con Sarkozy.
Se venti anni non sono bastati a risolvere le contraddizioni della Francia, quello che può causare una settimana storta non è ancora dato sapere.
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1 commento

  1. […] non solo sportive. Per qualcuno sarà sembrato azzardato quello che si dichiarava in quel pezzo, in cui si evidenziava che quanto sarebbe accaduto da li a breve sarebbe stato importante per […]


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