BLATTER 2 – Replay

di Ivan Grozny

Stefano Piazza è ancora a Cape Town. E’ lì che lo raggiungiamo per parlare ancora di Mondiali. Subito una battuta sulla nazionale italiana, sulla quale concordiamo che il ruolo di Lippi è stato non solo determinante per quello che è l’esito sportivo, ma soprattutto per avere di fatto congelato qualsiasi possibile azione da parte della Federazione, che già appariva debole dopo la parentesi Guido Rossi. E avendo deciso tutto lui per due anni, ora il è il minimo che si assuma le sue responsabilità. Ma questo è un altro discorso, e lo affronteremo.

Con Stefano ci togliamo invece qualche curiosità, come sapere che fine faranno tutti gli inviati Rai a seguito della spedizione azzurra. Il carrozzone azzurro comprende anche Casa Italia, un giochino anche questo non poco dispendioso. “Rimarrà operativo fino alla fine del Mondiale, ma essendo molto defilato rispetto a dove si svolgeranno le partite, non è molto frequentato, al momento.
Certo – sorride Stefano – è un punto fermo per mangiare. Gratuitamente, naturalmente…” Viene naturale poi affrontare due questioni. La prima riguarda il capire se davvero, a questo punto, tutta l’Africa stia facendo il tifo per il Ghana. Personalmente mi sembra una semplificazione eccessiva, ma sentiamo cosa dice Stefano Piazza.
“Forse non tutta l’Africa, anche se ho la percezione che stia raccogliendo parecchie simpatie in questo momento. Anche qui in Sudafrica bisogna dire che è molto supportata”.
Poi arriviamo al caso del giorno. Le sviste clamorose, i replay proiettati negli schermi, la confusione degli arbitri e la percezione di uno spettacolo poco limpido.
Blatter, gli scontenti sono in parecchi. Perfino quegli inglesi che di fatto comandano il National Board, organo che ha l’ultima parola su qualunque modifica da apportare sul regolamento. E il no alla tecnologia come supporto agli arbitri è assolutamente netto. Chiaro. “La gente al – sottolinea Stefano Piazza – Soccer City ha potuto vedere cosa stava accadendo. La direttiva di censura della FIFA che vieta i riflessi filmati durante la partita non ha impedito che potesse accadere.
La battaglia contro i mulini a vento, il rifiuto della tecnologia nel 2010, quando dalle scarpe ai palloni se ne fa sfoggio, appare quantomeno ridicolo”.
L’impressione è che la FIFA e le varie federazioni nazionali, che si nascondono dietro il suo veto, facciano di tutto per mantenere quel margine di controllo sugli eventi sportivi che altrimenti perderebbero.

Una bella battaglia, per Monsieur Blatter, che ha sì rafforzato la sua posizione dopo l’organizzazione di questo Mondiale e l’assegnazione al Brasile, ma rischia parecchio, se dovesse accadere qualche altro episodio clamoroso.

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