L’Africa di tutti, l’Africa di nessuno.

di Ivan Grozny

Africa. Lo sentiamo ripetere spesso, questo nome. Ma quanto a sproposito?
Certo, il Mondiale in Sudafrica è sicuramente un fatto importante, un evento che però non ha permesso, ancora una volta, di occuparsi di quanto davvero accadde in un continente così vasto.
Non è solo un discorso di dimensione del territorio, ma le differenze, e tante, che rendono questo un continente così speciale.
Quindi, a mio giudizio, e non solo, per fortuna, non c’è una sola Africa. Ce ne sono tante, e il rischio è che la maggiore parte di queste rimangano nascoste.
Intendiamoci, tutti i territori hanno un proprio portato di differenze e contraddizioni, ma in questo caso parliamo di realtà per lo più sconosciute, che rimangono in secondo piano rispetto ai canali della comunicazione tradizionale.
Di Africa quindi, in realtà non si è parlato neppure in questi Mondiali, che potevano essere l’occasione di scoprire aspetti, situazioni, culture. E invece nulla. Se questo evento doveva avvicinare questo continente al resto del mondo, allora si può dire che questa partita è stata persa.
Neppure del Sudafrica si sono mostrate le reali condizioni in cui vive la popolazione. E si sono snobbate le città dove il Mondiale non si svolge. E stiamo parlando del Paese più occidentale di tutto il continente.
“Una occasione persa – spiega Stefano Liberti, esperto di questioni africane, firma de “Il Manifesto” – sicuramente, questa. Perché almeno dal punto giornalistico, si potevano dare dei contributi importanti alla diffusione di certe notizie, alla possibilità di raccontare un mondo per la maggiore parte delle persone, ancora inesplorato. E quindi è facile poi sentire commenti e giudizi semplicistici che in realtà non spiegano la realtà dei fatti. Un Paese dalle mille sfaccettature, che è complicato da raccontare. E se non si è detto nulla dei reali problemi che sarebbero da affrontare in questo o quel Paese, si è riusciti addirittura a ignorare di fatto come e con quali difficoltà si vive nel Paese Arcobaleno. Dove vinto l’apartheid, non si è ancora riusciti a trasformare davvero questo Paese, dove le differenze, che prima erano basate su criterio razziale, oggi lo sono dal punto di vista economico”.
Ma ci si poteva almeno provare, ad affrontare almeno qualcuno di questi temi…
“E’ vero poi che probabilmente esiste una coscienza africana, che lega da Nord a Sud questo immenso territorio. Ma è un insieme di paesi e di culture diverse. Non bisogna dimenticarlo. In questi giorni sentiamo dire che tutta l’Africa tiferà il Ghana. E’ un po’ semplicistico, a mio parere, proprio per questo motivo”.
E al contrario si corre come sempre il rischio di appiattire e banalizzare tutto. Quindi l’augurio che l’avventura mondiale del Ghana non finisca ai quarti è assolutamente legittimo, ma pensare che questo renderebbe tutta l’Africa felice e soddisfatta non ci permette di capire quanto di gravissimo accade a fuori dai confini del Sudafrica. Tutti i giorni. Con la complicità dei paesi occidentali che sono da una parte quasi sempre responsabili, nella migliore delle ipotesi, di devastazioni e sfruttamento del territorio e, nella peggiore, di atrocità che non hanno mai avuto un termine con la fine del periodo coloniale. Ma queste sono immagini fastidiose. Che nessuno vuole vedere.
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