Thuram, il coraggio delle idee


di Ivan Grozny

Qualche settimana fa , proprio su questo spazio, ci si interrogava se davvero, la prematura eliminazione della Francia avrebbe avuto ripercussioni, non solo sportive. Per qualcuno sarà sembrato azzardato quello che si dichiarava in quel pezzo, in cui si evidenziava che quanto sarebbe accaduto da li a breve sarebbe stato importante per comprendere se tutto quello di buono, dal punto di vista sociale, aveva portato i trionfi dei galletti a Mondiali ed Europei, poteva essere compromesso dalla fallimentare spedizione in Sudafrica.

Dopo i trionfi del 1996 e del 2000 si decantavano le lodi di un Paese multietnico, moderno, che sa leggere il tempo in cui viviamo. Questo dicevamo delle Francia. E adesso? Sono piovute critiche, rotolate teste. In Francia si usa ancora dimettersi e, se questo non accade, c’è chi è pronto a cacciare chi non si è dimostrato all’altezza. Ci riferiamo a dirigenti e allenatori strapagati, non a impiegati e operai. Intendiamoci bene. Azzerata la federazione, rinnovato completamente lo staff tecnico, la polemica ha coinvolto tutti. Dalle più alte cariche dello Stato agli intellettuali. Dagli ex calciatori ai semplici cittadini. La polemica non è ancora rientrata, e addirittura, nella prima uscita della Francia post-Domenech, che avverrà tra un paio di settimane, si è deciso di non convocare nessuno dei 23 che hanno partecipato alla spedizione mondiale. Senza contare che Govou e Benzema erano già stati fatti fuori dopo la vicenda che li vede coinvolti in uno squallido caso di prostituzione minorile.

Tra le tante esternazioni, spiccano quelle di Liliam Thuram, durissimo con il capitano Evra che vorrebbe escluso per sempre dalla selezione transalpina, con Anelka e con Ribery. Con tutti i più rappresentativi, non a caso. . E non ha risparmiato critiche feroci neppure al c.t. Domenech. Thuram è il giocatore con più presenze in nazionale della storia della selezione transalpina. Campione del Mondo e d’Europa. Un leader, che ha messo la faccia nelle campagne contro il razzismo in maniera chiara, senza paura di prendere posizioni che potevano apparire impopolari. Oggi si pensa a lui più in chiave poltico-culturale che come ex giocatore. Le sue parole sono importanti, hanno una eco non indifferente nel Paese. Oggi è lui il primo sostenitore della linea dura. Soprattutto perché, una certa destra, ma non solo, ha accusato proprio la presenza di giocatori figli di immigrati di seconda generazione come prima causa di questo che rischia di essere solo un capitolo buio per lo sport nazionale.

Accettare questa tesi riporterebbe il Paese indietro di tantissimi anni. Ed è per questo che l’ex campione di Parma e Juventus è assolutamente fermo su questo punto. Linea dura per riconquistare credibilità e per non disperdere un portato che non è solo fatto di vittorie, ma anche di consapevolezza sociale e culturale. Ed è questa la partita che la Francia non può assolutamente perdere. C’è un passaggio di un’intervista a Thuram di qualche giorno fa, che chiarisce questa situazione. Di fronte al fatto che qualcuno lo consideri troppo duro, lui replica così: «E che cosa dovrei fare? Il calcio deve essere un veicolo d’ integrazione, come è stato dopo il Mondiale vinto nel 1998. Non si può accettare che ora vengano fuori parole che risvegliano il razzismo latente nella nostra società.

Si è sentito dire: “La Francia gioca male perché ci sono troppi neri in squadra”. Guai a chi non reagisce a simili discorsi.

Noi siamo qui apposta.

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