Scommettiamo?

di Ivan Grozny

Le cronache, e soprattutto i commenti sulle prime giornate di campionato assomigliano a quei bollettini sul traffico che fatalmente, ogni anno, nei periodi delle feste, sentiamo nei notiziari. O peggio, quei servizi riguardanti il Natale o il Capodanno nel mondo. Insomma, le solite cose trite e ritrite che hanno quell’insipido sapore di banalità.

Ogni anno, e a maggiore ragione quello che segue i mondiali, le cosiddette grandi squadre incontrano grossi problemi, all’inizio. E’ scoprire l’acqua calda rendersi conto che una neopromossa inizialmente va alla grande, a velocità doppia rispetto alle altre. E questo capita in generale a quelle squadre che sanno già chiaramente quale sarà l’obiettivo di stagione: la salvezza. E che hanno avuto più tempo per riposare, caricare le batterie e preparare la stagione.

Serve solo qualche settimana, e i valori verranno fuori, come sempre.

La cosa che colpisce è invece non evidenziare gli aspetti che davvero dovrebbero portarci a qualche riflessione.

Cominciamo dalla tessera del tifoso, che ha creato non pochi problemi in queste prime giornate. Oltre al fatto che gli stadi sono ancora più vuoti. Io sono stato a Milano, e devo dire che ho assistito a scene a dire poco paradossali. In un clima sereno, certo, ma voglio proprio vedere cosa può accadere in un contesto di posta in palio e tensioni diverse. Premesso che S. Siro è uno stadio ospitale, che nonostante non sia nuovissimo è sicuramente sicuro e confortevole, vedere i tifosi ospiti mescolati a quelli interisti ha fatto non poco sorridere. Ripeto, a S. Siro capita frequentemente di vedere la partita con tifosi ospiti insieme a quelli di casa. E’ probabilmente uno degli aspetti che rende piacevole la visione. E lo dico convinto.

Ma sabato ha fatto sorridere, visto che lo speaker dava indicazioni ai tifosi ospiti che avrebbero dovuto trovarsi tutti in un settore, secondo le nuove rigide disposizioni. Risate generali e sguardi ironici erano presenti sulle facce di molti.

Ma ci sono stati anche quelli che hanno avuto problemi ad entrare, pure essendo in possesso della tessera. Alcune porte di ingresso avevano i lettori ottici fuori uso, e qualche tensione c’è stata. Ripeto, stiamo parlando di S. Siro, dove la gente è abituata da sempre ad arrivare all’ultimo momento consapevole di potere agevolmente accedere allo stadio. Ma non credo che per altre città si possa dire lo stesso.

Vedere il S. Paolo di Napoli vuoto a metà fa sicuramente sensazione. Nei prossimi giorni vi proporrò un’intervista che spiega bene quali sono i limiti pratici della cosiddetta tessera del tifoso, dando per scontato che il principio di schedatura lo rifiutiamo senza alcun dubbio. E in qualsiasi caso.

Torneremo a parlarne quindi.

Dal punto di vista “tecnico” la cosa che più mi ha impressionato di queste due giornate è il fallo di Burdisso ai danni di Daniele Conti. Centrocampista, quest’ultimo, sottostimato e con una carriera che avrebbe meritato più luminosa. Figlio di cotanto padre, Daniele Conti sembra avere un conto aperto con la squadra della sua città. Gioca sempre splendide partite, segna sempre magnifici goals. Il fallo dell’argentino è stato terribile, e non si spiegano le sole due giornate di squalifica. Burdisso è un generoso, un grintoso. Che a volte rischia di sembrare un po’ troppo cattivo. Come sabato. Non vorrei puntare il dito contro di lui, quindi, ma il tanto parlare di fair-play e di battaglia al gioco violento cozza con la decisione del giudice sportivo di assegnargli solo due giornate di squalifica.

L’impressione è che, di qualsiasi cosa si parli, nel calcio come nel resto delle cose che riguardano la società, sia tutto poco credibile. Un po’ ipocrita.

I programmi televisivi sono sempre più avvilenti, perché i dibattiti vertono sempre sugli stessi argomenti, e il declino della Rai in questo senso è irreversibile. Ma anche a Mediaset non scherzano. Basta guardare chi sono gli illuminati che commentano la giornata (si può ancora chiamare così?) di campionato a Controcampo. Stiamo parlando della Tv in chiaro. Mica tutti si possono permettere la pay per view.

Un tema che mi sarebbe piaciuto sentire, non dico approfondito, ma almeno accennato, è dato dal fatto che ben cinque club di serie A hanno come sponsor una società di scommesse. Juventus, Genoa, Plaermo, Chievo e Catania. Senza contare che il il campionato cadetto prende proprio il nome di Serie B-win, come il nome dell’agenzia di scommesse che lo sponsorizza.

E’ tutto normale?

Siamo sicuri?

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