Panem et circenses

di Daniele Nablone tratto da un inchiesta di Malelingue per GlobalProject

Cosa succede in città è il titolo di un libro uscito nella primavera scorsa. Un libro “per addetti ai lavori” curato da “uno del giro”: Paolo Verri, già mente organizzativa del Salone del libro di Torino e membro del Comitato Torino 2006, oggi direttore del Comitato per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Cosa succede in città. Olimpiadi, Expo e Grandi Eventi: occasioni per lo sviluppo urbano (ed.Gruppo 24 Ore) è l’applicazione, tutta italiana, di uno studio effettuato da Greg Clark, consulente per lo sviluppo del sindaco di Londra, su commissione dell’Ocse Leed per lo sviluppo locale. Ebbene, l’obiettivo di questo volume, come spiega lo stesso curatore e ribadiscono i tre illustri prefattori, Alessandro Barberis (presidente Camera di Commercio di Torino), Carlo Sangalli (presidente Camera di Commercio di Milano) e Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), è ridare spessore politico, giornalistico, manageriale, economico ai Grandi Eventi «in un momento in cui alla parola Grande Evento – spiega Verri – si associa perlopiù un connotato negativo».

In questo scenario, i dieci anni che verranno (2011-2021) saranno l’occasione «per riposizionare il paese» in quanto quello che sta per aprirsi è un decennio «dalle grandi potenzialità». Un decennio che inizierà (2011) con il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, prima grande occasione per lanciare un piano di intervento decennale capace di coinvolgere almeno sei delle maggiori aree metropolitane del paese, ideale «per lanciare in maniera sistematica la dorsale Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli legata alla nuova infrastruttura dell’alta velocità ferroviaria» e “giustificare” così questa grande (devastante) opera. Un decennio che terminerà (2021) con i settecento anni dalla morte di Dante: ricordando il sommo poeta renderà possibile, per i fautori dei global events, iniziare a pensare «al riassetto urbano non solo di Firenze (che allora sarà già “in bilico” a causa del sottoattraversamento Tav, ndr) ma anche di Verona e di Firenze, le altre due città principali della storia della vita di Dante».

Tra il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e i settecento anni dalla morte di Dante, i prossimi dieci anni saranno quelli della corsa di Roma alle Olimpiadi del 2020 (da oggi al 2013, quando si deciderà la sede per la trentaduesima Olimpiade), del Forum delle Culture di Napoli (2013), dell’Expo di Milano (2015),  della Capitale europea della cultura di una città tra Bari, Matera, Rimini, Ravenna o Venezia (2019), del 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci (2019). Anni in cui si potrà instaurare, dopo quella delle “grandi opere”, un nuovo modello di governance: quella dei grandi eventi….

….nella Roma in corsa vero le Olimpiadi il cemento continuerà a espandersi a macchia d’olio. Oltre le periferie, abbandonati i confini del Grande Raccordo Anulare, verso l’agro romano, lungo le sponde del Tevere, fino al mare, Ostia o Fiumicino non fa differenza.

Ma per rendere ancor più appetibile la torta, prima di espandersi i costruttori avranno la possibilità di conquistare ben 82 ettari, tra terreni ed edifici, una volta pubblici. Stiamo parlando delle caserme, transitate dal ministero della Difesa nella disponibilità del Comune di Roma. Caserme da “valorizzare” o da “riqualificare”. La partita, è sempre la stessa. E per chi si chiede cosa centri tutto questo con un grande evento come l’Olimpiade, il consiglio è di studiarsi la partita milanese per comprendere come, in uno scenario di crisi, finanziarizzare il territorio destrutturando le regole tramite l’emergenzialità dei grandi eventi è il nuovo modus operandi della speculazione.

Così, con la delibera 60 approvata dalla maggioranza capitolina, Alemanno è riuscito, nel suo governo “di discontinuità”, laddove non era riuscito nemmeno Veltoni e il suo “modello Roma”. Lo scorso 4 giugno, infatti, un Protocollo d’intesa passato quasi inosservato ai media tra il ministro Ignazio La Russa e il sindaco Alemanno ha trasferito quindici caserme «non più strumentali all’esercizio delle funzioni istituzionali» dal Ministero della Difesa nella disponibilità del Comune di Roma: così Roma avrebbe trovato i soldi per le nuove infrastrutture necessarie per la corsa alle Olimpiadi del 2020.  Tra il 4 giugno e il 28 ottobre, data della votazione della “delibera delle caserme”, Alemanno è intanto diventato sindaco non più “di Roma” ma “di Roma Capitale”: un atto che ha conferito nelle mani del primo cittadino dei “superpoteri” e che ha fatto dell’ex ragazzo a capo del Fronte della Gioventù “un uomo solo al comando”. Ora Alemanno può non solo stabilire ex imperio varianti al piano regolatore e concedere sua sponte cambi di destinazione d’uso, ma addirittura bypassare il controllo regionale e derogare ai piani paesistici, arrivando ad annullare i vincoli per le aree protette. Superpoteri ovviamente molto utili quando si tratterà di cementificare aree in prossimità del Tevere sulle quali costruire residenze per gli atleti di Roma 2020 e poi trasformare in abitazioni ma che già ora hanno sortito i primi, devastanti effetti.

Prendendo il caso specifico della Caserma Antonio Gandin nella zona Pietralata, si può comprendere come, nel concreto, potrebbe (potrà?) agire Alemanno: la struttura che sorge in un’area sconfinata lungo le sponde del fiume Aniene, infatti, è talmente pregiata da essere vincolata come area protetta dalla regione Lazio. Ebbene, grazie a “Roma Capitale” Alemanno potrà non solo cambiarne la destinazione d’uso (come avverrà per le altre 14 strutture) ma svincolare l’immobile e l’area. Così le caserme potranno trasformarsi in abitazioni o centri commerciali con, unico vincolo, il mantenimento del 20% di ogni struttura di finalità pubblica.

E per quanti pensano che con i soldi dei costruttori derivanti dall’alienazione del patrimonio pubblico Roma potrà finalmente dotarsi di quelle opere infrastrutturali necessarie per una città che punta alle Olimpiadi del 2020, presto il bluff dovrà scoprirsi: da questa operazione, come dalle altre quattordici alienazioni, il Comune di Roma guadagnerà per sé un misero 20% mentre l’80% tornerà nelle casse del Ministero della Difesa. In pratica, il comune di Roma agirà come una qualsiasi agenzia immobiliare.

Ulteriore beffa: quel 20%, poi, non sarà mai messo a disposizione della cittadinanza ma andrà a finanziare “grandi opere” come la Nuvola di Fuksas, futuro punta di diamante di un quartiere, l’Eur, destinato secondo la governance dei grandi eventi ad ospitare il Gran premio di Formula Uno. Per finanziare le infrastrutture cosiddette “primarie”, come strade o collegamenti con le metropolitane, l’assessore all’Urbanistica di Roma, Marco Corsini, ha spiegato di aver già dato mandato agli uffici, con una memoria di giunta, di raddoppiare le cubature previste nelle otto centralità in via di pianificazione, da La Storta alla Romanina, da Acilia a Ponte Mammolo. Chiaro l’obiettivo: dare ancora di più ai privati e cementificare a macchia d’olio quanto più possibile dietro la scusa di raccogliere fondi per le infrastrutture necessarie per la corsa olimpica. Una cosa già sentita quando, mesi fa, si parlava di vendere le caserme…

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