Slot e giochi online, un 2010 da record l’Italia ha scommesso 60 miliardi

di CORRADO ZUNINO

Tramonta la Lotteria, ora si punta su videopoker e Win for life. La crisi spinge il desiderio del guadagno veloce: sulla ruota della fortuna “investiamo” in media 100 euro al mese. E nel 2011 si arriverà a 80 miliardi

Non rispettano più la tradizione, ma gli italiani continuano a giocare i soldi guadagnati. Snobbano la Lotteria di Capodanno, due milioni di biglietti in meno rispetto all’anno scorso, il vecchio Lotto, il moribondo Totocalcio, l’esausta ippica, ma nell’anno della crisi nera fanno segnare il primato storico degli euro spesi nei Giochi pubblici: 61 miliardi lanciati sulla ruota del destino.

Questo capannone colmo di denaro è stato costruito sulle nuove macchinette del desiderio, le slot machine e le videolotteries, forma evoluta e senza freni delle slot. E sul poker online e le “pensioni a vita”, garantite da dieci numeri in fila. “Win for life”, invenzione subdola, è entrato in rapida empatia con le speranze del popolo. Gli italiani, ma anche gli immigrati da più tempo residenti, nel 2010 hanno aumentato la spesa nella fortuna: 1.200 euro (in media) l’anno a testa, cento euro ogni mese che alla fine hanno dato un fatturato da scommesse di 60 miliardi e 780 milioni di euro (sei miliardi in più del 2009). Ecco. Gli estetici italiani hanno speso più nel gioco che in abiti o in automobili.

In tempi di crisi è fisiologico, ma anche molto rischioso, che si cerchi la scorciatoia al guadagno. E la grande macchina dei Monopoli di Stato, guidata dal riscossore Maurizio Ferrara, già alla guida delle Agenzie delle Entrate e di Equitalia, vicino al ministro Giulio Tremonti, nelle ultime stagioni ha varato una nuova scommessa ogni anno per tenere alta la curiosità di una platea – gli scommettitori

– in quotidiana crescita. Nel mazzo dei giochi prima è entrato il poker online, che nelle ultime due stagioni ha moltiplicato per tredici i suoi incassi. Quindi, nel 2009 i “lotteristi” hanno conosciuto il “Win for Life”: vinci una volta per i restanti trent’anni un vitalizio da 10.000 euro al mese che si può girare a terzi e in caso di morte passare agli eredi. La filosofia del “Win”, gioco numerico, ha contagiato i classici “gratta e vinci”, ora rinnovati attraverso le formule “Turista per Sempre” (con 5 euro si può ottenere una rendita di 6mila euro al mese per 20 anni) e “Vivere alla Grande” (10 euro per 10mila euro mensili).

E dallo scorso ottobre ecco al pub, al bar, nella bisca le calamitanti videolotteries, slot potenziate in grado di erogare jackpot da 500mila euro. Restano appetite, anche se hanno frenato la corsa delle ultime stagioni, le scommesse sportive. Si quota anche il curling, ormai, ma la disciplina deve combattere la concorrenza del movimento illegale, che offre quote più alte grazie all’elusione fiscale. Alcuni banchi saltati – è accaduto a ottobre – hanno riacceso l’allarme sulla correttezza delle gare.

Giochi di capacità (in crescita consecutiva negli ultimi sedici mesi) o giochi di sorte non fa differenza: gettoni e carte di credito entrano nelle macchinette giorno e notte. Per non perdere tasse possibili, il ministero ha inventato il “soggetto passivo d’imposta”: chiunque gestisca concorsi, anche senza concessione dei Monopoli di Stato, deve versare all’Erario. E per ridare fiato all’ippica i Monopoli vorrebbero prendere sotto l’ala le sue scommesse. Già. Il Bingo, rilanciato dai premi più forti, oggi offre diecimila impiegati nelle duecento sale attive. E i Giochi nella loro globalità hanno prodotto 1,2 miliardi degli 8,5 previsti per la ricostruzione del terremoto d’Abruzzo.

La grande mano dei Monopoli, mossa su indicazioni generali di Giulio Tremonti, ha una sensibilità primaria per la questione Giochi, ma lascia che gli operatori si muovano dentro una giungla di tassazioni. Le videolotteries sono tassate solo al 2% (saliranno al 4%), le cugine più arretrate, le slot machine, al 12%. Il poker paga all’erario il 3%, ma se è giocato in tornei va al 20%. Le scommesse sportive lasciano allo Stato il 4,5%, il Bingo di ogni genere il 12%, il “Win for life” il 23,5%, il Lotto il 28%, il Totocalcio addirittura il 34 per cento. Su questo ben di dio, che in contropartita regala al Paese e soprattutto alle sue famiglie 400 mila malati, “addicted” da puntate, sta per arrivare la variabile del federalismo fiscale. E sono già progettate le scommesse di domani. È pronto all’esordio il cash game, poker a partita secca. Così il casinò online: black jack e roulette su internet. Ci sono forti resistenze per importare l’anglosassone betting exchange: chiunque può quotare un evento. Nessun problema per le lotterie da supermercato: al momento di consegnare il resto la cassiera potrà proporre al cliente la puntata da scaffale: paghi due, prendi tre.

tratto da LaRepubblica del 09 gennaio 2011

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