Cosa sta accadendo a Ravenna?

di Mauro Valeri

Negli ultimi dieci anni, la tifoseria del Ravenna non era mai stata coinvolta in episodi di razzismo. C’era stato sì un episodio nella stagione 2007/08, ma aveva riguardato un calciatore della squadra, Luca Liverani, che al termine di una gara contro il Treviso, aveva rivolto ad un calciatore avversario “di colore” frasi “irriguardose, offensive e discriminatorie”, che il giudice sportivo aveva punito con due giornate di squalifica. Di colpo, nel mese di dicembre 2010, il giudice sportivo è intervenuto per ben due volte per punire il razzismo di alcuni sostenitori della squadra.

Il primo episodio è avvenuto durante la partita casalinga contro il Monza. Al fischio finale, il franco-congolese Christofer Oualembo in forza alla squadra brianzola, in risposta ai fischi “razzisti” di cui era stato vittima, si sfila la maglia per mostrare con orgoglio la sua pelle nera e in segno di sfida, e con le lacrime agli occhi, si dirige verso i tifosi che lo avevano insultato e che gli indirizzano ora nuove “espressioni ingiuriose di discriminazione razziale”. Per evitare che le situazioni degeneri, e far comprendere da che parte sta un “vero” calciatore, il capitano del Ravenna, Paolo Sciaccaluga, fa un gesto particolarmente apprezzabile, di quelli che ultimamente ha auspicato anche Prandelli: corre verso Oualembo e lo abbraccia. Non solo. Manifesta apertamente il suo “dissenso” verso il comportamento dei tifosi razzisti, ed esce dal campo insieme al capitano del Monza, Jacopino, a ribadire che contro il razzismo non debbono esistere differenze di squadra.

Quindi, due volte coraggioso. Ottimo esempio antirazzista, che riabilita pienamente lo stesso Sciaccaluga, che qualche tempo fa, sempre con la maglia del Ravenna, era stato squalificato per due turni proprio perché ritenuto colpevole di un episodio di razzismo in campo (“offese di stampo razzista”), ai danni del nero francese Mahamet Diagouraga, in forza al Modena, durante una partita amichevole. A dire il vero, già in quell’occasione Sciaccaluga aveva ribadito che si era trattato di un fraintendimento (“In tanti anni di carriera non mi sono mai permesso di offendere un avversario, tantomeno con insulti razzisti”). Stessa opinione l’aveva espressa anche la “vittima”, cioè Diagouraga, anche lui espulso per il diverbio con il calciatore ravennate. Con quell’abbraccio a Oualembo, Sciaccaluga ha ribaltato l’atteggiamento che troppe volte regna tra i calciatori quando avvengono episodi di razzismo, e che ricorda quello delle famose tre scimmiette: non sento, non vedo, non parlo. Anche il giudice sportivo apprezza, tanto da ritenerlo una valida attenuante per ridurre l’ammenda contro il Ravenna a soli 500 euro.

A ulteriore rinforzo del suo gesto, Sciaccaluga dichiara: “Io sono molto lontano da questi atteggiamenti, molto lontano. Solo in Italia si guarda ancora al colore della pelle. Il calcio multietnico è una cosa bellissima e orami quasi tutte le Nazionali hanno una composizione multiculturale. Dimostreremo di essere un paese maturo quando anche in Italia capiremo questi essenziali elementi di civiltà”. Parole chiare, senza se e senza ma, che valgono per gli stadi come per la società. Il 23 dicembre il secondo episodio.

Nuova partita casalinga, questa volta contro la Spal, per una gara di recupero. Secondo il giudice sportivo, più volte durante la gara e al momento della sostituzione, sostenitori del Ravenna intonano cori di discriminazione razziale nei confronti di Mohamed Fofana, un calciatore della squadra avversaria. Questa volta ad intervenire è la società Ravenna, che “ha chiaramente manifestato la propria dissociazione dai censurabili comportamenti dei propri sostenitori richiamando il pubblico, a mezzo di altoparlante (e con “la voce dell’inossidabile speaker dello stadio”, Paola Baravelli ndr), ad un atteggiamento di correttezza sportiva”. Ammenda di 2.000 euro.

Dopo questo secondo episodio, tra i giornalisti s’è diffusa un’interpretazione: a Ravenna i tifosi razzisti hanno lanciato una sorta di sfida alla società, alla quale và data una risposta decisa, sebbene l’esperienza insegna che il ricatto di un aumento delle ammende per ulteriori episodi di discriminazione razziale, può indebolire le posizioni antirazziste. C’è però un’altra possibile interpretazione di questi episodi. Infatti, è un evidente errore considerare i tifosi del Ravenna al pari di quelli apertamente razzisti di altre squadre.

Basta aprire il loro sito principale, lineagiallorossa.net, per leggere che: “in seguito ad un sondaggio svolto fra i suoi frequentatori, decide di qualificarsi come sito antirazzista, aderendo alla campagna FARE (football against racism in europe) il cui obiettivo è cancellare il razzismo dal gioco del calcio. Per questo motivo, nella home page, verrà apposto il banner della rete FARE insieme a quelli già presenti contro repressione e calcio moderno”. Come conciliare questa importante presa di posizione con i recenti episodi di razzismo? Esistono forse a Ravenna due frange di tifosi? In realtà, il problema sembra più articolato.

Leggendo il forum dello stesso sito, infatti, emerge una diversa interpretazione dei due episodi prima ricordati. Quello contro il Monza viene attribuito a sostenitori non della curva ma della tribuna, mentre quello contro la Spal è “giustificato” dal fatto che la vittima, cioè Fofana, è un ex non troppo amato dalla curva ravennate, colpevole anche di aver fatto un gesto antisportivo contro i tifosi del Ravenna al momento del gol della Spal. L’impressione è che, come spesso accade negli stadi (ma anche nella vita quotidiana), ci si trovi di fronte ad una difficoltà interpretativa: quando un gesto è davvero razzista?

Personalmente, sono arrivato ad alcune ipotesi, che ho provato anche a raccontare in un libro, ma che mi farebbe piacere sottoporre alla pubblica discussione con i tifosi del Ravenna (magari anche coinvolgendo Paolo Sciaccaluga, la società calcistica e, perché no?, Fofana). Perché penso che sia grave accusare di essere razzista chi di fatto non lo è, ma è altrettanto grave considerare non razzista un gesto che di fatto lo è. Il giudice sportivo ha detto la sua, così come hanno fatto i giornalisti.

Ora sta ai tifosi antirazzisti fare le loro valutazioni e le loro proposte, magari anche attraverso questo sito.

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