Piedi nudi – Intervista a Carlo Petrini

Ivan Grozny intervista Carlo Petrini

Ascolta l’intervista

In tempi come questi sarebbe scontato pensare che vogliamo anche noi salire sul carro di quelli che parlano di sesso e che si nutrono di scandali e pettegolezzi per farsi notare. Invece anche questa volta ci toccherà parlare di discriminazione. L’occasione ce la offre l’ultimo libro di Carlo Petrini, “Piedi nudi”, edizioni Kaos, nel quale l’autore mette un po’ di ordine a fatti che aveva già affrontato in precedenti volumi, ai quali aggiunge sostanza e svela quanto possa essere sessista un ambiente come quello dei calciatori professionisti.

Parlare e ascoltare Carlo Petrini non è mai un’esperienza banale, perché riesce sempre a dare una visione di insieme dei fatti che appare impossibile ignorare. Assolutamente. L’aspetto che più colpisce di questo libro non riguarda le abitudini delle star del pallone, ma questa negazione da parte di tutto l’ambiente rispetto al fatto che anche gli sportivi, perché no, possano essere omosessuali.

E’ l’aspetto più interessante del libro, che ci mostra quanto timore ci sia da parte degli atleti gay nel dare un segnale in controtendenza, ostaggi di un mondo che non li accetterebbe per quelli che sono. E quindi numerosi sono i matrimoni di facciata, le finte unioni che garantiscono però a questo o quel calciatore una carriera senza rischi. Fare outing appare improponibile. Soprattutto in Italia. Qualche club in Europa ha deciso di affrontare la questione, ma sono davvero un numero irrisorio. Manchester City e pochi altri si stanno impegnando completamente per superare questo tipo di discriminazione. Il mondo del calcio è particolarmente sessista. In tutto il mondo.

Ma in Italia la situazione è forse più grave. Quanti addetti ai lavori hanno dichiarato che é impossibile che ci siano degli omosessuali nel nostro campionato? Forse i più ignorano che anche nella mitica Italia ’82 c’era un omosessuale in squadra. Sposato, appunto. Di pregiudizi è pieno il mondo, è vero. Ma se vogliamo davvero scardinare ogni seme di razzismo e discriminazione bisogna farlo a 360 gradi, non solo quando conviene o quando è più politicamente corretto. E’ un peccato che proprio dall’ambiente sportivo non arrivi un segnale diverso, che dia un’indicazione di altro tipo. Un messaggio che avvalori il fatto che bisogna essere orgogliosi di ciò che si è, che non bisogna convivere con una situazione come un disagio, ma accettarsi e vivere serenamente la propria identità. Questa chiacchierata con Carlo Petrini, ma soprattutto la lettura del suo ultimo libro, ci consente ancora una volta di vedere le cose per come sono, e non per come ci vengono descritte dagli organi di stampa tradizionali. Non potevamo infine non commentare la questione riguardante il nuovo modello di contratto dei calciatori. Se ne è parlato a lungo, spesso a sproposito, ma ci sono degli aspetti che andrebbero considerati. Il contratto di Chiellini, centrale difensivo della Juventus e della Nazionale, è il modello a cui si comincerà a fare riferimento.

Un contratto che vede nelle sue clausole ferree indicazioni sul modo di vestire, su quello che si può dire e sui comportamenti da tenere, oltre che evidenziare il fatto che è assolutamente “sconsigliato” esprimere giudizi o pareri su faccende riguardanti la politica e ciò che accade nel mondo. Anche questo un aspetto su cui riflettere attentamente. Certo, non sono operai della FIAT, ma nel caso di Chiellini, visto che i padroni sono gli stessi, non sia mai che…

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1 commento

  1. grande petrini,lo stimo tanto,ho letto tutti i suoi libri,tranne l’ultimo perchè non riesco a trovarlo.Non dimentichiamoci che è stato il primo e l’unico che ha detto ciò che faceva moggi e puntualmente tutto si è avverato.Continua a scrivere per svelarci altre magagne


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