Elogio della Panini

di Mauro Valeri

Sarà perché non si ha molta voglia di crescere o perché, soprattutto in questo momento, la lotta contro il razzismo deve riguardare anche piccoli gesti quotidiani, ma è indubbio che i recenti album editi dalla Panini, la storica casa editrice di figurine di calcio (e non solo), appaiono come un segno positivo. Già in passato, la Panini si era messa in evidenza per alcuni album innovativi, come il mitico Africa All-Star, curato tra l’altro da Filippo Maria Ricci. Ma quest’anno le novità sono molteplici. Gli appassionati meno distratti, avevano già notato che le ultime due pagine dell’album che la Panini aveva dedicato alla Uefa Champions League 2010-2011, erano dedicate ad una campagna della Uefa, che in Italia ha avuto una visibilità pari a zero. In una pagina venivano riportate le tre parole d’ordine della campagna Respect: “Respect The Opponent; Respect Diversity; Respect The Game”.
L’altra pagina, invece, era dedicata completamente alla scritta, con tanto di simbolo, “Unite Against Racism”. Solo pubblicità, avranno pensato i supercritici. Ma ecco che l’album Calciatori 2010-11, con il quale l’azienda festeggia tra l’altro il suo cinquantenario, presenta una vera sorpresa. A indossare le magliette ufficiali di ogni squadra di serie A, sono due calciatori in miniatura: uno dalla carnagione bianca (che ricorda Galante) e uno dalla carnagione nera (sosia di Simplicio). Nelle pagine riservate alla serie B, dove lo spazio grafico è storicamente limitato, viene invece proposta una sola maglia ufficiale e quindi un solo calciatore in miniatura. Su 22 squadre cadette, il calciatore nero è proposto in sei: Cittadella, Modena, Reggina, Siena, Torino, Vicenza (sta a chi ci legge scoprire i motivi di questa scelta. Alla risposta più credibile andrà una copia del libro “Che razza di tifo”).

Abituare i ragazzi (e i loro genitori) a vedere le maglie sociali indossate anche da un calciatore nero è un buon segnale educativo, non fosse altro per evitare preoccupanti rigurgiti di quel razzismo preventivo messo in pratica da alcuni tifosi, i quali, in nome di una presunta purezza razziale della propria squadra, hanno osteggiato il tesseramento di calciatori neri o di altre religioni (tra tutti i casi Rosenthal, Ferrier, Winter, Garba, Oshadogan, ecc.).

Sfogliando l’album emerge anche una realtà calcistica profondamente multietnica che potrebbe e dovrebbe rappresentare quella che viviamo tutti i giorni. Non mancano anche alcune chicche multietniche nella sezione “Curiosità”. Così si scopre che Radja Nainggolan è nato “da madre belga e padre indonesiano”; che i fratelli Hetemaj, sono nazionali finlandesi ma di famiglia di origine kosovara; che il Catania (ad inizio campionato) “ha in rosa ben 12 calciatori argentini, cifra record per una squadra italiana, tanto da meritarsi l’appellativo di ‘segunda seleccion’ (seconda nazionale) da parte del paese sudamericano”; che Stankovic “ha militato in 3 nazionali diverse a causa dei cambiamenti geopolitici avvenuti nella ex-Jugoslavia.

Nel 1998 giocò i Mondiali con la Jugoslavia, nel 2006 con la Serbia-Montenegro mentre nel 2010 è stato il capitano della Serbia”; che “la partita di Sudafrica 2010 Ghana-Germania ha visto per la prima volta due fratelli affrontarsi da avversari ai Mondiali: il neo-milanista Kevin Prince Boateng tra gli africani e il difensore del Manchester City Jerome Boateng tra i tedeschi”; che “il giocatore della Lucchese Chadi Merai è l’unico calciatore siriano ad aver mai giocato nel nostro paese”, che “il fuoriclasse Ladislao Kubala, che in carriera giocò per tre nazionali diverse (Cecoslovacchia, Ungheria e Spagna), prima di passare al Barcellona nel 1949 si aggregò alla Pro Patria, ma con la squadra di Busto Arstizio poté giocare soltanto amichevoli perché in quel periodo era squalificato in seguito alla sua fuga dall’Ungheria”.

Leggere l’album non è quindi soltanto un buon modo per ripassare la storia e la geografia, ma è anche utile per ribadire che ciò che conta nel calcio dovrebbe essere solo il talento e non certo la nazionalità o il colore della pelle. Si potrebbe sostenere che il “modello Panini” è preferibile al tanto decantato “modello Benetton”, se non fosse che il mondo del calcio rappresentato è soltanto maschile. Ma c’è da stare sicuri che alla Panini presto riusciranno a trovare il modo per superare anche questa “discriminazione”.

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