Unicredit, la Roma e visioni alla Tim Burton

di Ivan Grozny

E’ notizia di questi giorni che anche l’autorevole Sole24 Ore abbia manifestato le sue perplessità di fronte all’acquisto della cordata “americana” di Di Benedetto dell’A.S. Roma.

La squadra capitolina non è esattamente una squadra come tutte le altre. Conta qualcosa come due milioni di tifosi, secondo delle stime che non so bene quanto possano essere precise. Il palinsesto delle radio e delle Tv della città si occupano quotidianamente delle vicende del club. Quando si dice una piazza che mette pressione.

L’A.S. Roma, dicevamo, nasce relativamente tardi rispetto a club come Milan, Juventus o Inter. Siamo a ridosso degli anni trenta. Vincono il primo dei loro tre scudetti nella stagione ‘41/’42 ma poi il regime fascista costringe l’allora presidente, e alcuni importanti giocatori ad andarsene, poiché ebrei. Il Duce, dopotutto, tifava Bologna, cosa ci volete fare.

Questo particolare sfugge alle teste rasate che popolano la parte bassa della Curva Sud, un tempo casa dei C.U.C.S., che avevano tutto fuori che un orientamento destrorso. Poi ci fu la faccenda Manfredonia e fu l’inizio della fine. In realtà non è di questo che volevo parlare ma sembra inevitabile trovarsi sempre a trattare di antirazzismo/antifascismo, su questo blog..

Per andare al punto, la Roma è di fatto di proprietà di una banca come Unicredit. Il suo titolo è quotato in borsa ed è passibile di oscillazioni a seconda di risultati sportivi o di movimenti che possono riguardare il mercato o la cessione di questo o quel calciatore.

Unicredit sta cercando, in accordo con la famiglia Sensi (Italpetroli) un acquirente credibile, che si è individuato nella corrente americana di Thomas Di Benedetto. In effetti il personaggio nessuno lo ha mai visto. C’è una sola immagine che gira su Internet, ma mi pare proprio poco. Ci è mai venuto a Roma, costui?

Sembrerebbe di sì, ma sono tanti i turisti nella città eterna.

Cosa sa della passione e della storia del club giallorosso?

Insomma, una storia poco chiara. Poi alla fine, magari l’affare si farà pure. Ma affare per chi?

Per Italpetroli? Per Unicredit? Per la Roma? O per Di Benedetto?

Si è parlato di lui come del proprietario dei Red Sox, squadra professionistica di baseball americano, ma in realtà è soltanto un azionista.

In borsa esiste un ente che controlla le società quotate in borsa. La Consob. Come dicevamo, le quotazioni possono salire o scendere a seconda di una notizia data o non data. Vera o falsa che sia. E il calcio, si sa, vive di notizie date e poi smentite.

Le domande che sorgono, a questo punto spontanee, sono diverse. A chi giova questa situazione. Esiste veramente una cordata americana? Perché dovrebbero investire in un settore come il calcio italiano, che è sempre più in caduta libera? E’ giusto che le società calcistiche possano fare quello che altre società quotate in borsa, non sportive, non possono assolutamente pensare di fare?

Il calcio è davvero un mondo a sé. Questo lo sappiamo.

E’ l’unico mestiere dove sono i dipendenti a decidere chi li “comanderà”. Pensate se potessero cambiare superiore gli operai di un cantiere o gli impiegati di un centro commerciale come fanno i giocatori con gli allenatori. E’ storia di questi giorni, l’esonero di Ranieri l’hanno voluto i giocatori, visto che la società Roma non esiste. E’ successa anche a Milano con Benitez la stessa cosa, e lì la società dovrebbe esserci…

Insomma, un quadro alquanto ingarbugliato. Come la prenderanno i tifosi giallorossi di fronte a questo continuo rimandare il passaggio di consegne tra i nuovi acquirenti e i vecchi proprietari? A Roma ci sono radio e Tv che non fanno altro che occuparsi di questo tutto il giorno. Della squadra, dei giocatori, delle partite. Sono anni che aspettano una società che sappia gestire un capitale così importante. Stiamo parlando, solo nella capitale, di un potenziale milione e mezzo di tifosi. E’ l’unica squadra, al mondo (!!!), ad avere un quotidiano tutto a lei dedicato.

Insomma, i presupposti ci sarebbero tutti, per poter fare bene, per poter fare progetti ambiziosi.

E allora perché questo affare non si chiude? Non è che alla fine, di fronte ai debiti (un centinaio di milioni di Euro), le difficoltà per costruire un nuovo stadio (lo vorrebbero costruire in una zona dove di solito il Tevere tracima, con centri commerciali, nuova linea del metrò..), il monte stipendi e la volontà della famiglia Sensi di mantenere in qualche modo il controllo di una parte della società, possano fare saltare l’affare.

Potrei sbagliarmi, chiaramente. Ma chiedersi come mai si annuncia una cessione, un accordo, e poi, si dice che però bisognerà aspettare qualche mese? Non è un po’ anomalo come comportamento, soprattutto da parte di una banca importante come Unicredit?

Insomma, non dico che finirà come con Tim Burton (non il regista) a Bari, che sembrava volesse non solo acquistare il club pugliese, ma addirittura portarlo in Champions League, squagliandosela ancora prima di firmare il passaggio di proprietà, ma i presupposti non sono dei migliori.

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1 commento

  1. te la sei presa nder posto, me sa…


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