Arbitri neri

di Mauro Valeri

Silas Billong, classe 1974, francese di Lione ma di origine camerunense, con un passato da giocatore con il Reims o il Brest, ma perché poche settimane fa è stato in assoluto il primo arbitro nero a dirigere una partita del massimo campionato francese, la Ligue 1. L’esordio è però arrivato per due motivi: lo sciopero degli arbitri professionisti in tutta la Francia, per una questione economica, e il rifiuto di altri arbitri europei professionisti a sostituire i loro colleghi in sciopero. Così Billong, che in genere arbitrava in terza serie, si è ritrovato ad arbitrare Nizza-Lens, terminata 0-0. I commenti della critica sono stati più che lusinghieri, a dimostrazione che anche un nero può arbitrare. E in Italia? Anche se non vi è una stima ufficiale, sono diversi gli arbitri “di colore” che ogni domenica scendono in campo, ma finora solo nelle serie minori, dove comunque non sono mancati episodi di razzista. Alla fine del 2007, ad esempio, era accaduto a Slimane Ouakka di Rimini mentre arbitrava una partita tra Argenta e Forlì. All’80° aveva deciso di sospendere la partita e mandato tutti negli spogliatoi, perché, dopo aver sopportato gli insulti razzisti, aveva anche ricevuto uno schiaffo dal terzino della squadra locale. Anche se tutti si aspettavano la vittoria per 3-0 assegnata al Forlì, il Giudice Sportivo aveva deciso che la partita dovesse essere ripetuta. Nel 2008 la stampa aveva raccontato la vicenda di Mohammed El Hadi, di origine egiziana, arbitro della sezione di Rovereto, in provincia di Trento. All’82°, aveva interrotto la partita San Rocco-Valsugana, del campionato di prima categoria trentina, perché stanco degli insulti razzisti che gli erano giunti dagli spalti, da parte di un tifoso del Valsugana. Aveva motivato questa sua decisione perché si era sentito indignato e non in grado di proseguire la direzione dell’incontro. Nel 2010 un nuovo episodio, che però vede colpevoli non i tifosi né i giocatori, ma l’assistente arbitrale del Millesimo, Prima Categoria.

Ecco il referto: “allontanato al 20° del secondo tempo per avere tenuto un comportamento offensivo ed irriguardoso nei confronti del direttore di gara, mentre usciva dal terreno di giuoco proferiva frasi gravemente minacciose ed offensive con  ripetuti insulti di grave natura discriminatoria per motivi razziali legati alla nazionalità dell’arbitro; dopo essersi sistemato negli spalti, continuava a tenere il medesimo comportamento minaccioso ed offensivo proferendo gli stessi termini discriminatori nei confronti del direttore di gara. Al termine della partita rientrava sul terreno di giuoco reiterando le minacce e gli insulti razziali nei confronti dell’arbitro. Veniva allontanato grazie all’intervento dei dirigenti e dei giocatori del Millesimo”. Il giudice sportivo l’aveva poi punito con ben otto mesi di squalifica. Qualche giorno fa un altro episodio, che ha coinvolto il guardialinee Luca Nissanka Colcopietro, di Ostia Lido (Roma), nato a Colombo, in Sri Lanka, nel 1981. Nella partita di serie D, tra Teramo e Atletico Trivento, è stato insultato dai tifosi locali non solo durante la partita, ma soprattutto al termine della gara. In realtà, ad essere insultata è stata tutta la terna arbitrale, mentre si accingeva a salire in automobile. Ovviamente, visto il colore della pelle, verso Colcopietro i cori erano declinati in senso razzista. Inizialmente, il presidente del Teramo, forse sottovalutando la componente razzista dell’aggressione, ha espresso parole durissime contro la terna e la lega nazionale dilettanti. Poi però, sono arrivate le (tardive) parole di scuse, fatte uscire sul sito ufficiale della società poco prima della decisione del giudice sportivo, forse nel tentativo di attenuare una sicura ammenda. “Pur ribadendo le critiche e le perplessità dell’operato della terna
arbitrale… la società esprime disappunto e amarezza per i cori e gli insulti a sfondo razziale rivolti all’assistente, Luca Nissanka Calcopietro, al quale, a nome dei propri tifosi, porge le più sentite scuse.

Tali atteggiamenti imperdonabili, anche posti in essere da una parte esigua e minoritaria del pubblico biancorosso, non possono essere considerati meno gravi ed esecrabili”. Il giudice sportivo, però, questa volta ha voluto essere severo, anche per via di altri comportamenti antisportivi dei tifosi del Teramo: due giornate di squalifica al campo (anche perché già diffidato) e 2.500 euro di multa. Indubbiamente, se in Italia la scesa in campo di un calciatore nero è stato (e purtroppo è ancora) motivo di innalzamento del razzismo negli stadi, è facile immaginare cosa accadrà quando un arbitro nero sarà chiamato a fischiare in serie A. Qualcosa ha provato ad immaginare l’ex arbitro internazionale Paolo Casarin, che nell’aprile 2009 ha scritto sul Corriere della Sera un articolo per alcuni versi profetico, dal titolo “Consigli a un (futuro) arbitro nero”. Dopo aver ricordato brevemente le difficoltà connesse agli inizi della sua carriera arbitrale, Casarin scrive: “Piccole storie da arbitro alla ricerca di una risposta: si può arbitrare tra le offese del pubblico e tra l’ insofferenza diffusa dei calciatori? La voce dei tifosi riesci, talvolta, a neutralizzarla soprattutto se i 22 ti osservano con rispetto: molte volte basta lo sguardo di un calciatore per ritrovare la giusta rotta. Ho pensato in questi giorni al primo nostro arbitro dalla pelle scura: potrebbe arrivare anche in serie A. Potrà ripercorrere la mia esperienza, tra cavalli e manichini? Certamente. Ma non potrà essere oggetto di alcun attacco razzista, di ogni tipo, perché gli sembrerà di affogare in quelle offese, non potrà cercare il sostegno di un giocatore di passaggio, si sentirà perduto, quelle parole, anche da una sola persona, saranno insopportabili”. A veder bene, però, questo razzismo rivolto contro gli arbitri non riguarda soltanto il calcio. Un anno fa, ad esempio, è toccato a Fahd El Hammouni, arbitro originario del Marocco e da tempo residente a Lendinara, nel Polesine. A insultarlo, durante una partita Under 14, i tifosi dell’Adria Basket, che avevano accompagnato sputi e insulti con un poco ospitale “negro, tornatene a casa”. La società di Adria aveva però avuto 100 euro di multa: 80 per le offese e 20 per gli sputi! All’origine di questi insulti sembra esserci una forte resistenza, da parte di molti italiani, ad accettare di essere valutati e giudicati da persone dalla pelle scura. Sul campo come nella vita quotidiana.

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