Banane in campo

di Mauro Valeri

Considerare una frutta razzista è ridicolo. Ma a volte il razzismo impone riflessioni anche su questo tema. Da diversi anni i razzisti, specie quelli che frequentano gli stadi di calcio, si divertono a insultare le persone con la pelle scura, lanciandogli – o più mellifluamente offrendogli – una banana. Un modo “scherzoso” per dirgli che non sono esseri umani ma scimmie. E’ accaduto anche pochi giorni fa nella partita Scozia-Brasile, giocata all’Emirates Stadium di Londra. Il nuovo talento carioca, Neymar, mentre usciva dal campo, è stato fatto bersaglio di alcune banane lanciate, presumibilmente, dai tifosi scozzesi. Un analogo episodio era accaduto una settimana fa anche in Russia, dove un tifoso dello Zenit San Pietroburgo, aveva “offerto” una banana, volutamente sbucciata per metà, al brasiliano Roberto Carlos, che milita nell’Anzhi Makhachkala, sempre del campionato russo.

Non è la prima volta che i tifosi dello Zenit si “divertono” in questo modo. Lo avevano già fatto nell’incontro di Coppa Uefa del 12 marzo 2008 contro i giocatori neri dell’Olympique di Marsiglia. Altre testimonianze, confermano che quella del lancio della banana in campo è una pratica piuttosto diffusa soprattutto negli stadi dell’Europa dell’Est, a volte anche per “incoraggiare” un proprio giocatore (in questo caso, al lancio della banana fa seguito un “Forza scimmia!”). C’è stato anche chi si è ribellato. Nel 2007 fece invece un certo clamore il caso del congolese Zola Matumona, che giocava in Belgio con una squadra di Brussels. Per aver sbagliato un rigore, il presidente del club si era sentito in diritto di dire: “Dovrebbe giocare meglio invece che pensare ad alberi e banane”. Per tutta risposta il calciatore congolese aveva rescisso il contratto. Non solo. Anche la KIA, principale sponsor della squadra, aveva deciso di rescinderlo. A volte le banane sono state sostituite dalle noccioline, altro alimento caro alle scimmie. E’ capitato anche al camerunese Samuel Eto’o, che bel febbraio 2006, quando indossava la maglia del Barcellona, venne bersagliato dai tifosi del Real Saragozza con il lancio, appunto di noccioline, ogni qual volta toccava il pallone. E’ in quella occasione che, anche per altri insulti, Eto’o aveva deciso di abbandonare clamorosamente il campo di calcio (ma non lo fece solo per l’intervento dei suoi compagni di squadra).

Anche in Italia non sono mancati episodi simili. Nel 2009 tifosi romanisti hanno lanciato banane contro Mario Balotelli, mentre beveva qualcosa in un bar romano, durante il ritiro con la Nazionale Under 18. Nel 2008 il senegalese Cheikh Beacaye Cissé, in forza all’Atletico Erba, è stato insultato con un “Torna in Africa a mangiare le banane” da un calciatore del Novedrate. A dimostrazione di un altro uso della banana ci ha pensato un anonimo tifoso italiano che, nella partita Italia-Ghana dei Mondiali 2006, pensando di essere spiritoso, si era presentato sugli spalti dello stadio di Hannover indossando il costume di un enorme banana di gomma, come quella che si vede nelle pubblicità. Era stato fermato e costretto a togliersi quel costume così poco “politicamente corretto”. D’altra parte, secondo diversi annali, forse il primo episodio che vede coinvolte le banane in uno stadio italiano sarebbe avvenuto nel campionato di serie A nei primi anni Ottanta, quando, a Verona, il peruviano Julio Cesar Uribe, detto “il diamante nero” e in forza al Cagliari, era stato accolto dalla tifoseria locale con un lancio di banane.

Ritenendo ridicolo vietare banane e noccioline allo stadio, ma preoccupati che qualche giornalista sportivo affermi che la banana starebbe ad indicare il tipo di piede del calciatore insultato (il famoso “piede a banana”), è importante continuare ad indignarsi, a denunciare e a continuare a riflettere sulla stupidità umana.

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