MILAN 25. IL RESTO E’ UN’ALTRA STORIA

di Ivan Grozny

Un derby non è mai una partita come tutte le altre. Si può vincere o perdere, ma non è mai una partita come tutte le altre. L’atmosfera che si crea allo stadio in certe occasioni è davvero magica, perché è la somma dell’emozione dei presenti più l’aspettativa che si è creata attorno all’evento.

Della partita si sa già tutto. A prescindere da un goal che può essere più o meno regolare, i rossoneri hanno dimostrato di volere di più questa vittoria, con un atteggiamento così aggressivo che non lascia dubbi. Poi dicono che Mourinho non ha lasciato molto al calcio italiano. Basterebbe vedere cosa ha fatto Mazzarri per riuscire a far vincere il suo Napoli contro la Lazio. Insomma, un Milan che ha mostrato i muscoli. Non è più tempo del calcio champagne, a Milanello, da un po’ per la verità, ma almeno quest’anno hanno capito che se vogliono vincere qualcosa devono rinunciare a un po’ di circo e concentrarsi su giocatori veri. Dopotutto, è o non è anno di elezioni?

Anche se un po’ di circo rimane. Già, perché chi era presente allo stadio, come me, non ha potuto non notare alcune cose. Premetto: partite ne vedo parecchie, di A, di B e di Champions League. E i pre-partita hanno uno schema abbastanza fisso, quello di celebrare la storia del club ospitante. E solitamente la cosa può creare qualche disturbo al tifoso ospite, ma celebrare cento e più anni di storia attraverso video e immagini è una cosa che ci sta. Ricordo all’Old Trafford di Manchester ad esempio, vengono proposte le storie dei sopravvissuti alla tragedia di Monaco, perché è un pezzo importante della storia dello United e ci tengono che anche i più giovani sappiano tutto della storia della società.

Consapevoli che la storia e la tradizione di un club hanno un fascino tale da avvicinare nuovi tifosi, consolare i fedelissimi quando le cose non vanno bene, creare ancora maggiore entusiasmo quando si vince e si può farlo ancora.

A Barcellona accade lo stesso, con la celebrazione di giocatori di tutte le epoche. Lo stesso vale per l’Inter e anche per la Juventus. Per il Milan invece no. L’eccezione.

Nasce nel 1899, con la denominazione di Milan Football and Cricket Club. Nel 1908, dopo una discussione tra soci sull’eventualità di tesserare o meno giocatori stranieri, rispetto alla quale la maggioranza è contraria, una parte dei soci decide di fondare l’Internazionale di Milano Football Club. I primi continuano il loro percorso rossonero, gli altri ne iniziano uno di nuovo, quello nerazzurro.

Il resto della storia è più o meno noto. L’Inter negli anni sessanta domina in lungo e largo, mentre il Milan, per una quarantina di anni non vince neppure un titolo.

Poi arriva il Paron, Nereo Rocco, grandi campioni come Liedholm, Gren e Nordhal e cominciano ad arrivare anche i successi. Anche internazionali. La sua stella è Gianni Rivera, il “golden boy” del calcio italiano, che dopo un esordio a dire poco precoce nel Novara, sbarca a Milano dove diventerà il simbolo non solo del Milan di quegli anni, ma addirittura del calcio nazionale. Lui, Riva e Mazzola, sono senza dubbio i campioni più importanti degli anni Settanta.

Arrivo al punto. Nel Febbraio 1986 Berlusconi compra il Milan per poco meno di una pipa di tabacco. Aspetta a rilevarlo quando ormai c’è solo spazio per il giudice fallimentare. La vecchia proprietà, quel Giussy Farina che la rilevò da Colombo appena tornata in serie A, è costretta a mollare la presa e Berlusconi diventa così presidente del Milan. Non mi soffermerei sul fatto che molti che lo conoscevano allora giurerebbero sulla sua fede interista, d’altronde Galliani era un tifosissimo della Juventus, quindi ci può stare.

Il fatto su cui riflettere, invece, è un altro. E’ possibile che in due ore di pre partita, che nel sito ufficiale del club, o sul canale televisivo della società non ci sia un solo riferimento a una vecchia gloria del passato, a un personaggio che possa fare da trait d’union tra ciò che è e ciò che è stato?

Possibile che Pierino Prati, Rocco, Altafini, Rivera, Sani, tanto per citarne solo alcuni, siano come mai esistiti?

E’ spiegabile come in nessun altro stadio del mondo accade che il presidente del club appaia addirittura quattro volte negli schermi per dire la sua sul “sogno” della squadra?

Intendiamoci, direi le stesse cose se si trattasse di un altro club. Ma vorrei capire come può un tifoso accettare che possa essere così sminuita la storia del proprio club? Come si può pretendere che la gente abbia memoria quando anche nelle cose che in fondo sono meno importanti, come un pallone, si fa di tutto per cancellare ciò che ci ha preceduto?

Io non credo che i tifosi della Roma avrebbero piacere a vedere cancellato Falcao o Di Bartolomei. Lo stesso vale per Scirea e Zoff alla Juve o Antognoni e De Sisti alla Fiorentina.

Dal 1986 a oggi sono esattamente 25 anni. 25 anni di Milan, la società più giovane della nostra serie A.

Tutto il resto?

Non è mai esistito.

Annunci

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...