Arrestateli tutti

di Mauro Valeri

Ancora una volta, lo sport ha mostrato il suo volto peggiore. Questa volta, però, lo scenario non è stato uno stadio di calcio, ma un palazzetto di pallacanestro, sport troppe volte considerato con eccessiva superficialità indenne dal virus razzista. Il gravissimo episodio si è verificato durante la partita tra Pool Comense e Geas Sesto San Giovanni, gara di play off della serie A femminile. Un gruppo di tifosi della squadra di casa ha iniziato ad insultare, Abiola Wabara, una black italian di primissimo piano. Nata a Parma nel 1981 da genitori nigeriani, è cresciuta sportivamente proprio nella città emiliana, esordendo in serie A1 nella stagione 1999/00, con l’allora Cerve Parma. Poi, nel 2002, si era trasferita negli Stati Uniti, nel College di Baylor (Texas), dove lo zio aveva conseguito un dottorato e un suo cugino aveva studiato.

Nella squadra dell’Università texana era rimasta fino al 2006, vincendo il titolo Ncaa nel 2005 e l’anno dopo il premio come “Defensive player of the year”. Conclusa la sua esperienza universitaria negli Stati Uniti (con tanto di laurea), nel 2006, Abiola era andata a giocare in Israele, dove in 3 anni aveva indossato la maglia di tre squadre. Poi, nell’estate 2009, era andata in Spagna, fino a quando non era tornata in Italia per giocare con la squadra di Sesto San Giovanni. Non risulta che in tanti anni di attività professionistica abbia mai avuto problemi di razzismo. Almeno fino alla partita al PalaSampietro di Casnate , quando, ogni volta che toccava il pallone, dagli spalti arrivavano fischi e ululati. Vista la situazione, il presidente della Geas, Marco Mazzoleni, così come prevede il regolamento, ha chiesto più volte all’arbitro di sospendere la partita. Ma l’arbitro ha fatto continuare la gara fino al termine. Come se non bastasse, alla fine dell’incontro, quando le squadre stavano tornando negli spogliatoi, il gruppo di tifosi razzisti ha avvicinato Abiola bersagliandola con una raffica di sputi e insulti razzisti.

La situazione non è degenerata solo grazie all’intervento dei dirigenti delle due squadre. Sulla reazione della Abiola esistono – curiosamente – almeno due versioni, tra loro contrastanti. La prima quasi rinunciataria: “Sono dispiaciuta per quanto accaduto, ma sono una sportiva e penso di giocare. Quanto è successo appartiene già al passato”. Una seconda versione, la descrive ben più indignata: “Gli insulti da parte dei tifosi fanno parte del gioco, dobbiamo fingere di non sentirli e andare avanti. Quando però mi sono sentita chiamare ‘scimmia’ e ‘negra di m…’ non ho potuto restare indifferente. Mi spiace per il tentativo di reazione ma queste cose non devono succedere, mai. A tutto c’è un limite, è davvero triste vedere uomini adulti che prendono di mira e insultano in particolare una donna, sfociando poi nel razzismo più bieco”. Duro Mazzoleni: “E’ un peccato che una bella partita sia rovinata dalla presenza di gente così becera, che con lo sport non c’entra nulla. La partita andava sospesa. Non farlo è stato un errore”.

Alla solidarietà da parte del presidente FIP, Dino Meneghin, ha fatto da contrappeso la notizia che nulla di tutto questo è stato portato a referto, fatto che compromette pesantemente la possibilità di una sanzione disciplinare. Eppure, da anni si sa che molti razzisti, cacciati dagli stadi, si sono riversati sugli spalti dei palazzetti.

A questo punto tornano d’attualità le parole con cui un altro black italian, il calciatore Stefano Okaka, ha commentato, pochi giorni fa, il comportamento razzista dei genitori nella partita tra Esordienti nel Trevigiano, Casier Dosson – Silea, che se la sono presa con un dodicenne della squadra di casa (insulti portati a referto dall’arbitro): “quelle persone sarebbero da arrestare”. Arrestateli tutti.

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