TESSERA DEL TIFOSO

Mercoledì 20 alle 20.00 all’Astra di via Capraia, nel cuore di un quartiere popolare come il Tufello a Roma dove la passione per il calcio è viscerale, abbiamo deciso di fare una scommessa: parlare della famigerata e così tanto discussa Tessera del Tifoso (TdT).

E abbiamo deciso di farlo partendo da due presupposti: sgomberare il campo dal dualismo ultras buoni o cattivi e iniziando a pensare che i meccanismi che si nascondono dietro alla tessera non riguardano solo il mondo del calcio e chi va allo stadio. Entrata in vigore all’inizio di quest’anno calcistico, la TdT costringe chiunque voglia abbonarsi o seguire le trasferte a “tesserarsi”. La Tdt è anche un provvedimento di governance in linea con quanto accade nel resto della società, pensiamo ai provvedimenti dei sindaci sceriffi giustificate dai vari spauracchi mediatici o alla criminalizzazione dei migranti e dei consumatori di sostanze con leggi liberticide.

Allo stesso modo, agitando il pericolo del tifo violento, vengono presi provvedimenti che poi diventano modello da esportare dallo stadio all’intera società. In molti, ad esempio, ricorderanno che Maroni, dopo l’autunno caldo di studenti e precari, ha paventato una tessera per i manifestanti e un provvedimento analogo al famigerato DASPO da applicare a chi commette reati connessi a manifestazioni politiche. Se sanzioni una banca con della vernice per denunciare la sua implicazione in una guerra, e vieni riconosciuto dalle forze dell’ordine, potresti essere costretto ad andare a firmare in questiura ogni volta che c’è un corteo nella tua città, proprio come accade ai tifosi diffidati.

Valerio Marchi (libraio, ultrà, studioso delle controculture giovanili, sociologo di strada scomparso nel 2006), a cui l’iniziativa è dedicata, parlava in libri come Il derby del bambino morto o La sindrome di Andy Capp, di stadio come “laboratorio di repressione”. L’idea è semplice: se un governo vuole far passare modelli di governance e controllo liberticidi da dove inizia? Inizia ad applicarla sui “folk devil”, soggetti considerati indifendibili per le loro pratiche, a destra come a sinistra. Proprio come accade agli ultras.

Oltre ad analizzare il presente vorremmo provare a immaginare possibili vie di fuga e possibilità di resistenza alla TdT, rapportandoci anche con i limiti dell’opposizione messa in campo dai gruppi organizzati come dei “semplici tifosi”, che troppo spesso si sono infilati nella semplice lotta alla repressione o in derive identitarie e minoritarie. Presentata dal Viminale come il colpo definitivo alla violenza legata al mondo del calcio, in realtà cela enormi interessi economici da parte di banche e società calcistiche, solo apparentemente contrariate dallo svuotarsi degli stadi. I soldi, ormai, non provengono più dalla vendita di biglietti e abbonamenti, ma in gran parte, dalla vendita dei diritti televisivi e dalla spettacolarizzazione degli eventi sportivi. La tessera, oltre a garantire introiti a banche e società partener, dovrebbe fare in modo che lo show non venga disturbato in alcun modo.

Di tutto questo parleremo con Paolo Cento, da sempre in prima fila nelle battaglie garantiste fuori e dentro il calcio; l’avvocato Lorenzo Contucci (webmaster del sito asromaultras.org) e il sociologo-ultrà Marco De Rose, autore del libro Conctrocultura ultras esperti di tessera del tifoso e dei meccanismi repressivi anti-ultras; infine con Wu Ming 5, del collettivo di scrittori Wu Ming (autori di Q, Manituana, Altai) che, pur essendo lontani dal mondo del calcio, hanno analizzato a lungo i meccanismi di potere e repressione diffusi, e soprattutto hanno saputo raccontare come pochi altri l’Italia degli anni Zero. A partire da questa stagione calcistica è entrato in vigore il progetto così tanto sbandierato dal ministro Maroni: la Tessera del tifoso. Da quest’anno chiunque si voglia abbonare o seguire la sua squadra in trasferta, senza incorrere nelle limitazioni del Casms (Comitato per la sicurezza delle manifestazioni sportive) si dovrà dotare della tessera. Un provvedimento che è stato reso “obbligatorio” da una circolare inviata a questure e prefetture. Presentato dal ministro come strumento indispensabile per combattere il “fenomeno della violenza da stadio”, oltre a essere l’ennesima stretta repressiva per il mondo ultras, la tessera del tifoso nasconde, in realtà, precisi interessi economici di banche e società partner.

La lotta alla tdt è diventata la parola d’ordine per gli ultras italiani che, del resto, da sempre hanno espresso una forte opposizione, seppura caotica e spontanea, alla trasformazione del gioco del calcio in un esclusivo strumento di business. Una battaglia che non poteva che frammentare il movimento stesso e acuire la separazione tra gruppi organizzati e il resto della curva, tra gli ultras e i tifosi che vivono lo stadio in altri settori.

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