Il monolite

di Ivan Grozny

Stupore. Sembra che ci sia qualche società di serie A coinvolta nel nuovo scandalo che potrebbe sconvolgere il calcio italiano. Non solo giocatori inclini all’azzardo.

Mi verrebbe da cominciare così,ma mentre scrivo mi rendo conto del paradosso. In una sola frase uso due immagini che a pensarci sono a dire poco, fuori luogo. Come usare il termine nuovo, quando di novità non ce n’è nessuna. Perché quanto sta accadendo è la chiara riproposizione di quanto avveniva anche prima di calciopoli. C’è qualche differenza, è vero, ma la sostanza non è poi cambiata. Era il 2006. E in discussione non c’era solo il sistema Moggi, ma il sistema calcio.

Quest’ultimo, ancora più potente, ha saputo però rigenerarsi, e gli scampati alla burrasca che ha coinvolto il primo, gli uomini del “ferroviere”, ricoprono,molti, tutt’ora, ruoli fondamentali nell’universo pallonaro. E ce ne sono in federazione, nelle società, tra i procuratori, tra gli allenatori, e ovviamente, tra i calciatori. Ma non dimentichiamo arbitri e giornalisti, che non si sa mai ci sfugga qualcuno.

In federazione è cambiato poco o nulla. C’è stato un minimo di repulisti, ma nulla di realmente significativo. E il Mondiale vinto in Germania ha fatto il resto.

Sarò impopolare, lo so, ma quella vittoria è stato la pietra tombale alla possibilità di un cambiamento. Non ha fatto per nulla bene al calcio italiano.

Ha legittimato un certo modello che era invece quello che fino a qualche settimana, ma che dico, giorno, era sotto accusa. Ha fatto da tappo a quella voglia di nuovo che ogni partita vinta ha fatto si di smorzare.

Guido Rossi avrebbe potuto, forse, dare un indirizzo nuovo. Non gli è stato permesso. E l’opinione pubblica è stata non poco indirizzata affinché avvenisse un’immediata restaurazione del sistema di potere che c’era prima. Con qualche differenza, certo. Un potere si sostituisce ad un altro. Ma la sostanza non cambia per nulla. Le federazioni sono da sempre in mano ai soliti noti. Il Coni è gestito da sempre dagli stessi dirigenti. Sono passati governi, maggioranze politiche, scandali e chi lo sa cosa sto tralasciando, e Petrucci, quando non era presidente, era il vice. Carraro è il delegato CIO per
l’Italia. E presidente della federazione lo era stato per diversi mandati, e a lungo. E anche nel periodo incriminato. Lui, che nella vita ha sempre fatto il presidente. Primo e unico sindaco di Roma non romano. Notevole, vero?

Artemio Franchi , quando ci fu lo scandalo scommesse del 1980, si dimise da responsabile della FIGC ma mantenne le cariche in Uefa e Fifa. Di uomini potentissimi, stiamo parlando, che non cedono facilmente. E la storia della dirigenza e fatta di queste storie molto simile tra loro. Non sono tante, in realtà.

Accennavamo all’opinione pubblica indirizzata in certe direzioni. Perché chi racconta il calcio è strumentale a quel mondo. Nella maggiore parte dei casi, e sono pronto a farmi smentire se qualcuno ha argomenti in questo senso, i commentatori, quelli che spesso e volentieri fanno le pulci, e peggio la morale ai calciatori quando parlano di certi episodi, guarda caso nella loro carriera hanno avuto tante ombre, oltre che luci.

E viene da pensare quando invece certe voci non si possono proprio sentire. Per niente. Penso ad esempio a Carlo Petrini, che di quel mondo ha fatto parte, e lo conosce bene. E solo per il fatto di avere parlato apertamente di come andavano le cose quando giocava lui, viene messo alla gogna come il peggiore, la pecora nera. Carlo non è un pentito. E’ un uomo che ha toccato il fondo e che ha scelto di riprendersi la sua vita e di farci i conti. Pagando a sue spese. Ma per il mondo del calcio è un reietto. Eppure proprio lui ha parlato in modo circostanziato di episodi e di sistemi già molto tempo fa. Facendo nomi e cognomi. Chi ha letto i suoi libri sa che tutto questo era già chiaro tempo fa.

E oggi interpellarlo provoca sempre imbarazzo. Non è così cool come servirebbe, ha una storia troppo controversa per essere un referente rispettabile.

Per noi è un amico. Ma questa è una semplice conseguenza del sapere da che parte stare, poi le persone si incontrano naturalmente.

E’ solo un esempio per dire che in questo Paese, denunciare, alla fine porta quasi sempre all’emarginazione. All’essere fatti fuori dal mondo da cui si proviene, a essere isolati a poco a poco.
Petrini ha rotto questo muro con i suoi libri. Raccontando la sua di storia. La sua di vita. Per quanto drammatica possa essere stata. E poi denunciando retroscena che molti preferivano non vedere. Quelli che sarebbero pagati per farlo e per raccontarlo. Lui si è ribellato. Altri non lo faranno mai.
Tutti hanno un ruolo ben preciso, strumentale alla causa. Che difendono come non si potrebbe fare meglio. Come un monolite, il mondo del calcio, o meglio, il mondo dello sport professionistico, si fa rimbalzare addosso accuse ma che non si scalfisce mai. Ogni tanto come un vulcano espelle ciò che può minare la sua stabilità, ma poi tutto deve tornare come prima.

Un regno inespugnabile.

Stupirsi ora che molte società sono legate alla malavita, soprattutto nelle serie minori, vuole dire essersi tappati occhi e orecchie.

Lasciare che le cose vadano senza dare un indirizzo, porta a queste derive. Ed è anche questa una colpa delle federazioni. Che non sanno proporre nulla che sia accessibile davvero, che non crea alternative sociali e culturali. Il mondo del calcio professionistico è così devastato che sarà difficile invertire la rotta. E’ troppo radicato nel suo interno, il marcio.

Il calcio moderno, il calcio delle pay tv ha portato a una distanza enorme tra club di prima e seconda fascia. E quando si dice squadre di seconda fascia, si parla di team della massima serie, e non solo di bassa classifica. Se i club più potenti arraffano tutti i soldi dei diritti tv, gli altri si devono arrangiare in altro modo. E li si lascia fare. Perché non si può rompere il giocattolo. Già, non si può. Ma essendo già a pezzi, forse a qualcosa bisogna pensare.

E quindi società di seria A che si vendono partite e ci scommettono sopra. Cosa che a suo tempo, nell’edizione radiofonica di Sport alla Rovescia, avevamo dettagliatamente anticipato con Corrado Zunino. Ed era il 2006. Società che si accordano per aggiustare risultati e che ci scommettono avendoli già decisi. Ma si sa, ci vuole tempo per andare in fondo alle questioni. E siamo a Giugno, è il 2011, e si vocifera che..

Tornando al paradosso della frase iniziale, dopo avere lasciato dare sfogo alla mia riflessione sul termine nuovo usato in questo contesto, mi soffermo finalmente sulla seconda assurdità.

Già, perché dire che quello che oggi sta accadendo potrebbe sconvolgere il calcio italiano, è davvero un azzardo. Per non dire di peggio. Dopo tutto quello che abbiamo detto fino a qui si può pensare davvero a una inversione di tendenza che possa davvero darci uno sport diverso?

Io una idea ce l’ho, ma ve la dico domani.

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1 commento

  1. […] Perché con un grosso dubbio ci eravamo lasciati, con l’immagine del monolite inattaccabile. […]


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