Ta-Pin #31

Spazio satirico a cura di Stefano Fierli

A volte il linguaggio desueto (o come dicono alcuni bizzarro) che viene utilizzato nel mondo della legislazione, delle procure, delle cancellerie ecc. ecc. può comportare alcune gaffes. Non conoscendo approfonditamente tale linguaggio, mi auguro soltanto che invece di un classico buongiorno, quando si comincia l’interrogatorio dell’imputato, non sia previsto un ben più raro buon dì. Altrimenti chi potrebbe spiegare a Giuseppe Signori che non hanno intenzione di prenderlo in giro, dato che si racconta che una delle prime avvisaglie che un giorno sarebbe finito nel baratro delle scommesse, fu l’idea di giocarsi un milione di lire, sostenendo che lui sarebbe stato in grado di mangiarsi un buondì (la famosa brioscina, targata Motta) facendo trenta passi. I suoi detrattori, visto quello che si dice sulla provenienza dei soldi scommessi, sosterranno che sarebbe stato più giusto scommettere di mangiarselo in CENTO PASSI.

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