Crack Millonarios

di Ivan Grozny

Visto che in Europa è tutto un parlare di calcio mercato, di trattative e ogni giorno si dice tutto e il contrario di tutto, è meglio concentrarsi su dove si sta giocando ancora. In America Latina tra poco comincia la Copa America, il torneo continentale per nazioni. Dal primo al 24 luglio, http://www.ca2011.com/jogos_todos.php , le dieci facenti parti del CONMEBOL, la federazione latino americana, più Messico e Costarica rappresentanti del centro America, si contenderanno il titolo. Avrebbe dovuto esserci anche la selezione nipponica, ma i giapponesi hanno dovuto rinunciare a causa delle difficoltà verificatesi dopo la tragedia dello tsunami. Avrebbero goduto di un invito, ma la federazione alla fine ha optato per rinunciare.

Prende il suo posto il Costarica. I regolamenti, quando si parla di calcio latino americano, non sono mai così chiari agli occhi di un europeo. Bisogna conoscere davvero nei particolari le questioni, per capirne la logica. Il torneo continentale si disputerà in Argentina. Un paese che ha una tradizione calcistica a dire poco importante, ma che non vince questo trofeo dall’edizione del 1993 in Equador, dove trionfò grazie a una doppietta di un giovane Batistuta in finale. E fu la sua consacrazione. Da allora solo delusioni. E si aspetta Leo Messi. Tutta l’Argentina aspetta che il più forte calciatore del mondo, quando indossa la maglia del Barcellona, lo sia anche quando indossa quella della celeste, come viene chiamata la divisa dei padroni di casa. In questo momento però in Argentina non si sta solo aspettando il calcio d’inizio della Copa America, che vedrà i padroni di casa confrontarsi con la Bolivia a Mar de la Plata. C’è molta attesa, è vero, ma c’è un altro evento calcistico, un fuori programma, che sta monopolizzando l’attenzione di pubblico e media. Mai come quest’anno infatti, il torneo di Clausura, è stato così incerto. Ed ha bisogno di una cosa imprevista.

Il campionato Argentino si divide in Apertura e Clausura, da una decina di anni. Questo per evitare che ci si disputino troppe partite senza l’assillo del risultato, cosa che in passato ha favorito corruzione e tutto il peggio che possiamo immaginare. Erano gli anni Novanta, e per mettere un freno a scommesse clandestine, partite truccate, arbitri comprati, si sospese il campionato per poi riorganizzarlo in questo modo. Sono due quindi i titoli che vengono assegnati ogni anno. Per la retrocessione invece si fa la media punti dei tre ultimi campionati, e mai come nell’ultimo clausura la situazione è stata così incerta fino all’ultimo secondo. Non è bastata l’ultima di campionato a darci verdetti definitivi.

Il River Plate, ( http://www.cariverplate.com/ )una delle squadre più gloriose del mondo, più titolate (33 campionati vinti, oltre a 2 Coppe Libertadores ed una Coppa Intercontinentale), rischia addirittura la retrocessione. In realtà nell’ultimo Clausura il River avrebbe raggiunto il nono posto, che è comunque poco per un club di tale blasone, ma come di diceva, il regolamento impone che le squadre con la media punti più bassa degli ultimi 3 anni vengano retrocesse in Primera B Nacional. Questo ci dice che la crisi non è figlia di una stagione nata male e finita peggio, ma è la gestione totale del club nelle ultime stagioni a non essere all’altezza. Il Quilmes e l’Huracan, retrocedono direttamente come ultime in questa speciale classifica, mentre il River mercoledì scorso ha affrontato nello spareggio il Belgrano di Cordoba. Uscendo sconfitto per 2 a 0 ( http://www.youtube.com/watch?v=_vAKrUW6GQw&feature=related ) .

Le speranze di salvezza sono davvero poche, e l’impresa appare ardua perché chi ha visto gli ultimi match dei milionarios, come vengono chiamati da quelle parti, sa bene che si tratta di una squadra sull’orlo di una crisi di nervi, come ha dimostrato nell’ultimo match di stagione regolare, perso in casa contro il Lanus. Match che ha sancito la crisi del River, di fronte a un pubblico di settantamila persone che come sempre affollava il Monumental, che è caduto sotto i colpi e le provocazioni di Camoranesi e compagni. I giovani talenti del River di cui tanto si parla in chiave di mercato, soprattutto italiano, Funes Mori e Lamela, non sembrano proprio potere trascinare il River all’impresa. Quest’ultimo rischia addirittura di saltare il ritorno in casa a causa di una reazione non vista dall’arbitro ma che però la Tv ha svelato in maniera inequivocabile (http://www.youtube.com/watch?v=a8n7Tbx1yaI&NR=1 ) .

La tensione non ha coinvolto solo i giocatori in campo, ma anche il pubblico sugli spalti. I supporter del River hanno costretto all’interruzione per ben 20 minuti, dopo un’invasione di campo e tanta tensione. Il Belgrano è una piccola squadra, umile. Che si gioca la possibilità di disputare il prossimo Apertura in Serie A. E merita rispetto. Tutti corrono e si dannano l’anima. Hanno dalla loro entusiasmo, organizzazione e molto meno da perdere dei loro avversari. Fanno quasi tenerezza nel vederli al cospetto di un palcoscenico che avrebbe essere di secondo piano, quando invece è diventato l’evento dell’anno, da quelle parti. Una sfida che tutta l’Argentina vive con trepidazione, perché anche li ci sono quelli che tifano River e quelli che sognano di vederlo retrocesso.

Per i tifosi del Boca Juniors, ad esempio, è un’occasione irripetibile. E in questi giorni è stata ripescata la notizia che nel 1986, l’idolo del Boca Juniors, Diego Armando Maradona, il più grande di sempre, nemico numero uno del River, ha disputato un amichevole indossando la maglia del Belgrano quando era sotto contratto con il Napoli, ( http://www.youtube.com/watch?v=xTzNmMMOtXc ), e questo ha acceso non poco la fantasia dei supporter del Boca. Insomma, tutto il mondo è paese. E poi, quando parliamo di Argentina, viene scontato fare dei paragoni con quanto accade da noi. Rivalità, passione. Ma anche la corruzione, appunto, e gli scandali degli anni passati. Grondona, il capo della Federazione, è sempre saldo al suo posto. Un monolite…

I problemi non sono stati risolti, anche perché il continuo sfornare di talenti fortissimi illude che il calcio argentino goda di buona salute. Domenica sera, come prosaicamente qualcuno ha affermato, si gioca per la storia. E’ la prima volta che il River Plate deve giocarsi la permanenza nel massimo campionato. Non è cosa da poco. I Milionarios, quelli del River, sono così soprannominati per il fatto che, al contrario degli odiati e più umili cugini del Boca Juniors, hanno sede nel quartiere più ricco della città, e semplificando si può affermare che sia la squadra più tifata dalla borghesia argentina. Tutto da dimostrare, in realtà, ma questa lettura sembra comunque più vicina alla realtà. Un club glorioso, il River, ma con un fascino davvero diverso da quello del Boca.

Trovarlo ora in difficoltà sportiva è qualcosa che forse in pochi si sarebbero aspettati, ma la crisi economica che attanaglia l’Argentina da anni non poteva non fare “vittime” anche nel calcio.

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