Caro ritiro, quanto mi costi: ecco chi paga per i club.

                                                                                                                                                                                                                                                         

Comuni, Apt esponsor sempre più spesso si sobbarcano le spese dei ritiri estivi dei grandi club di Serie A, ma anche serie cadetta e LegaPro non “costano” meno di 100 mila euro. Un circolo vizioso che spesso ricade sui portafogli dei tifosi

Caro ritiro, quanto mi costi. A sospirare non sono, come si potrebbe pensare, le società sportive, bensì i Comuni, le Aziende di Promozione Turistica, gli sponsor. Dal cosiddetto “top club” scendendo fino alle squadre di B e LegaPro, infatti, quasi nessuno sborsa di tasca propria i soldi dell’albergo o del pullman, che sempre più spesso sono offerti alle squadre assieme a cesti di prodotti tipici o centinaia di migliaia di euro. Ma come si organizza un ritiro? Da aprile/maggio le società compiono svariati sopralluoghi per assicurarsi strutture alberghiere e impianti sportivi in linea con le esigenze dello staff e dei giocatori, senza dimenticare l’importanza che hanno logistica e trasporti.

Salvo rari casi come quello dei campioni d’Italia del Milan, che da anni si ritrova a Milanello pur non disdegnando qualche remunerativa trasferta negli States o a Dubai, le grandi squadre scelgono il Trentino come sede del proprio “ritiro estivo”. A organizzare questi periodi di preparazione è la società Trentino Marketing, che riceve le richieste provenienti anche da club stranieri e si premura di contattare le singole Apt e i Comuni che potrebbero essere interessati. Il luogo più frequentato negli anni è stato ed è tutt’ora sicuramente Pinzolo. In principio fu il Brescia esattamente 35 anni fa, seguito poi, tra le altre, da squadre come Milan, Fiorentina, Torino, Roma e Juventus, dal 2006 al 2010. Quest’anno è stata la volta dell’Inter di Gasperini. Nei 13 giorni di ritiro, costati a Comune e sponsor vari mezzo milione di euro, spesi in ospitalità, gestione dei campi, allestimenti in sala stampa e nelle vie del paese, la società nerazzurra ha permesso il rientro (e non solo) dei soldi investiti grazie a numeri esorbitanti: 100 mila presenze durante il ritiro, 60 mila posti letto esauriti, quasi 9 mila panini venduti nei bar, quintuplicati gli incassi degli esercenti di Pinzolo rispetto a un anno fa. Dal canto suo la società di Moratti ha di che gioire degli incassi derivanti dalle vendite all’Inter Store allestito nel periodo del ritiro: 50 mila visite che hanno fruttato circa 14 mila scontrini battuti.

Dopo 5 anni a Pinzolo, la Juventus ha invece optato per Bardonecchia, a un tiro di schioppo da casa. Identità territoriale, certo, molto caldeggiata dalla Regione Piemonte, ma anche i 2 milioni versati nelle casse bianconere dalla Regione stessa e dai due Comuni toccati da Conte e i suoi, (Bardonecchia e Chiusa di Pesio) hanno avuto un peso nella scelta del luogo. Di contro, restare a Pinzolo avrebbe fruttato un conguaglio di 1,2 milioni di euro, presumibilmente finiti nelle casse interiste.

Folgaria è stata invece per la seconda metà di luglio la sede del ritiro del Padova, Serie Bwin, che succede al Napoli di De Laurentiis, trasferitosi a Dimaro dopo aver regalato a Folgaria il record di visitatori nel luglio 2010. Un club della serie cadetta, ci informano, garantisce un ritorno d’immagine, più che di costi, anche a detta degli esercenti locali. L’ospitalità è, anche, un cesto di prodotti tipici offerto a giocatori e staff. Un modo per far conoscere i canederli anche in Veneto…

Non per tutti essere scelti come sede di un ritiro si rivela, col tempo, una fortuna. E’ il caso di Santa Cristina in Val Gardena: “La serie A ha costi spropositati” ci spiegano all’Apt, che ha ospitato negli anni Lazio e Cagliari. “Per un top club il Comune contribuiva con alloggi, servizi come il trasferimento verso gli aeroporti per le amichevoli, lavanderia, strutture sportive. Si parla di una spesa media di 150 euro a testa, per uno staff che arriva anche a 35 persone che mediamente si fermano due o, più spesso, 3 settimane: si arriva presto a una spesa di oltre 100 mila euro. Albergatori e ristoratori non notano grandi cambiamenti da un anno con l’altro, che vengano ospitate squadre di Serie A o meno. Quest’anno eravamo stati in un primo momento contattati dal Napoli, ma avevano richieste esagerate per quanto riguarda le strutture alberghiere e non se n’è fatto nulla. Dallo scorso anno ospitiamo lo Spezia e ne siamo felici, è un club di LegaPro con grandi ambizioni”.

Insomma, le spese derivanti dall’organizzazione e dalla gestione di un ritiro estivo sono alte e in molti casi il circolo vizioso finisce col ricadere sui tifosi, specialmente quelli dei grandi club internazionali, costretti a spendere decine di euro per assistere alle amichevoli giocate contro rappresentative locali senza nemmeno sfoggiare le divise da gioco ufficiali. Già acquistabili nei negozi, anche online, a non meno di 70 euro.

fonte : sky.it

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