Ti amo campionato

di Ivan Grozny

Finalmente è cominciato il campionato. Lo so, lo so, qualcuno obietterà che siamo alla quinta giornata, e che quindi è da un po’ che si è dato inizio alle danze.

Ma visto che non c’erano state ancora polemiche vere e proprie, era come se fosse ancora calcio d’agosto, non solo per le temperature medie stagionali.
Invece ora si è davvero dato fuoco alle polveri. I primi big match, i primi verdetti, e le prime grandi polemiche.

Da cosa cominciare? Da queste ultime?

No, io vorrei cominciare dalla tessera del tifoso, forse solo perché ho voglia di divertirmi un po’.

Milano, sabato 2 ottobre. SI gioca Inter – Napoli. Per l’organo di controllo delle manifestazioni sportive è una partita mediamente a rischio. Mediamente. Infatti i tifosi sono come sempre mescolati, a parte gli ultras che finiscono in terzo anello, tutti gli altri tifosi partenopei, e sono tanti,
si distribuiscono nei vari settori. Devo ammettere che a me la cosa piace, perché San Siro è un po’ come il teatro, si va con la consapevolezza di potere assistere a uno spettacolo comodamente seduti. Come dovrebbe accadere ovunque. Ed è bella l’atmosfera che si crea. Il derby è poi qualcosa di speciale. Pure essendo stato costruito quasi ottantacinque anni fa, è stato infatti inaugurato nel settembre del 1926, l’ottica era già quella di costruire un impianto solo per il football. E ancora oggi è uno dei pochi impianti italiani da cui la partita si vede benissimo. E non sfugge proprio nulla.

Ma non è di questo che volevo parlare, bensì della tessera del tifoso. Del fatto che interisti e napoletani erano appunto mischiati gli uni agli altri, e ci sono stati momenti di grande tensione. Addirittura si sono viste lame e aggressioni in tribuna, davanti a bambini e gente che di queste cose proprio non ne vuole sapere. Non un bello spettacolo. Allora mi chiedo, ma che senso ha tutta questa propaganda dietro a una tessera che non è altro che una carta di credito, che non serve a nulla oltre all’acquisto di prodotti di questo o quel club? A me piace molto vedere la partita mischiato a tifosi dell’altra squadra, ripeto. E’ davvero piacevole, non c’è che dire. Ma è necessaria una cultura sportiva, e in questo Paese è merce rarissima. Perché tutto nasce dal fatto che la partita è stata assolutamente rovinata dal direttore di gara, che è riuscito a creare una tensione tra il pubblico che di fatto prima non c’era. E questo causa malcontento perché l’arbitro in questione era a dire poco recidivo, e assolutamente inviso a tutto il pubblico, che di memoria un po’ ne ha.

L’arbitro Rocchi ha appunto dei pessimi precedenti con l’Inter, e mandarlo a dirigere una partita così non è stata una buona idea. Il suo modo arrogante di arbitrare (e non alludo al rigore o alle ammonizioni) ha indispettito il pubblico più che le decisioni sbagliate.

Ma appunto, la cultura sportiva tanto decantata fa fatica a imporsi se gli atteggiamenti sono quelli mostrati al Meazza sabato sera. E peccato perché la partita era davvero bella. Fino a quando l’hanno giocata i giocatori in campo. Ma siccome è la FIFA che non vuole risolvere questo problema,
adottando le tecnologie di cui si potrebbe disporre, è tutto a discrezione della terna arbitrale che assume quindi un potere che non dovrebbe avere. Ma questo, si sa, è un argomento che nessuno vuole affrontare seriamente. E sappiamo bene tutti perché.

Si è poi giocato Juve – Milan. Da notare che Galliani non è andato a mangiare con Agnelli dopo il match. Doveva esserci questa cena che una volta era prassi, ma poi è scoppiata Calciopoli e certe abitudini sono cambiate. Ma se avesse vinto il Milan, invece… Già, la cultura sportiva!

Il nuovissimo Juventus Stadium è davvero un gioiello, e la squadra di Conte è forse la più in forma del campionato. Ma considerando che la strada è ancora lunga, il campionato si dovrebbe profilare abbastanza aperto.

Vogliamo parlare di quello che accade in serie B? Torino e Samp sono tra la favorite, e stanno rispettando i pronostici. Il Padova è la sorpresa del campionato, ma al seguito in trasferta ci vanno pochi tifosi. E questo perché si rifiutano di fare la tessera del tifoso.

La società manda ogni giorno messaggi in questo senso. La posizione dei supporters è chiara. Chi farà un passo indietro?

Insomma, le solite polemiche che ci si porta dietro da anni.

Gli arbitraggi, la violenza, gli impianti inadeguati. Lo spettacolo che non è all’altezza.

E siccome sono stufo, e anche voi credo, dei soliti discorsi, mi viene voglia di parlare di basket.

Perché?

Perché la violenza c’è anche li, gli impianti, anche quelli, sono inadeguati, e il livello del gioco, se si escludono poche eccezioni come Siena e Cantù, è scarso. Gli stranieri che giocano nel nostro campionato non sono più le stelle di una volta (Oscar, Mc Adoo..) e solitamente sono seconde se non
addirittura terze scelte. Il campionato NBA americano è fermo e non si sa se il 1 Novembre potrà ripartire. Così molte squadre europee si stanno attrezzando per ingaggiare a tempo campioni come Kobe Bryant, tanto per fare un nome. Il Messi del basket, traducendo per chi non è avvezzo a questo sport. Per poterlo ingaggiare però serve una deroga, che alcune squadre non vorrebbero concedere. O almeno, sembrava non volessero concedere. Invece, visto che alla fine lo sport è business, e avere la più grande stella del mondo in campionato è una grande operazione di marketing, la soluzione mi pare ovvia. Perchè ci guadagnerebbero tutti, perché televisioni di tutto il mondo vorranno accaparrarsi le dirette dei match. E i palazzetti sarebbero strapieni.

Ma è giusto concedere a una squadra un vantaggio del genere?

Se lo sport è business, sì. Se lo sport è confrontarsi alla pari, con regole uguali per tutti, invece, allora la faccenda è diversa.

La sensazione è quindi che ci potremo godere Kobe Bryant per un mesetto…e chi lo avrebbe mai detto.

Il presidente della Virtus Bologna Sabatini è anche sincero: “Ragazzi, questo non è sport. E’ marketing. Lo faccio anche per voi, lo faccio per l’Italia”.

Viva l’Italia.

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