LIBERO ARBITRIO

di Ivan Grozny

Arbitrarsi da soli? Non sarebbe meglio? Può sembrare una provocazione, ma forse non è proprio un’idea da buttare. Ma andiamo per ordine..
Se si mettono a protestare anche i rugbysti, vuole dire che c’è davvero qualcosa che non funziona. Già, perché la semifinale di Coppa del Mondo di Rugby che si sta disputando in Nuova Zelanda è giunta al suo atto finale non senza polemiche.
Nella semifinale tra Galles e Francia, c’è stato un grande spettacolo. Un grande match. I gallesi possono però recriminare per l’espulsione, al 18′, del capitano, il terza linea Sam Warburton, reo di un placcaggio violento nei confronti dell’ala francese Julien Clerc. ”Lui non è un giocatore violento. Perché rovinare così una semifinale con un cartellino rosso?”, si è chiesto dopo l’incontro l’allenatore del Galles, il neozelandese Warren Gatland. Va ricordato che il match, combattutissimo, è finito col risultato di 9 – 8. E in Francia ci sono state non poche polemiche sulla qualità del gioco espresso dal team transalpino, ma questa è un’altra storia…

In precedenza, Eliota Sapolu Fuimaono, campione delle Samoa ha criticato fortemente l’operato dell’arbitro nella partita persa con il Sudafrica, e rischia una squalifica lunghissima. Addirittura la radiazione. Questo per avere criticato via Twitter il direttore di gara. Alle Samoa hanno pure organizzato una colorata manifestazione contro quella che potrebbe essere la decisione della federazione internazionale.
Nel rugby sarebbe tradizione non fare questo tipo di considerazioni. Dare troppa importanza alla prestazione dell’arbitro. Per rispetto di chi da sempre pratica, segue e si appassiona a questo sport, quindi, lasciamo a chi legge le proprie considerazioni.

Anche perché, in realtà, il fatto di cui voglio parlare è strettamente collegato, ma anche no, potrebbe obiettare qualcuno.
Sono partiti tutti i campionati di calcio, a questo punto della stagione. Anche quelli non professionistici, per intenderci. E quelli per i più piccini.

Fino a qualche tempo fa erano i dirigenti di questa o quella squadra a occuparsi di arbitrare le partite. Da adesso, invece, la FIGC ha deciso che saranno gli stessi ragazzini ad autoregolamentarsi. Ad arbitrarsi, di fatto. Com’è sempre accaduto in patronato, in quartiere, in strada.
Le notizie buone sono due. La prima è che la decisione che ha preso la Federazione è assolutamente sensata. E questa, consentitemi, è già una notizia.

La seconda è che mi sembra una decisione assolutamente condivisibile. Nel mio piccolo sono anni che auspico questa scelta, e sono piacevolmente sorpreso. Sono certo che se accadesse la stessa cosa anche ad alti livelli ci permetterebbe di assistere a partite migliori e credo anche più regolari.
Ma siccome stiamo parlando di bambini, e su questo che mi soffermerei.
Mi sembra positivo perché non può che alimentare comportamenti leali. Perché di sicuro il gioco diventa così più veloce, e ci si ferma proprio quando è inevitabile. Si conoscono a fondo le regole, e inoltre credo che, non solo con gli avversari, ma anche tra compagni, i comportamenti migliorerebbero inevitabilmente. Ne sono certo.

Anche lo scorso week end, nelle serie maggiori, ci sono state polemiche e squadre scontente dei direttori di gara. Dichiarazioni al vetriolo per richiamare l’attenzione del designatore. Questo non fa altro che creare un clima teso e un’atmosfera che non da  un’idea di trasparenza e correttezza.
Siccome questo è, come potrei dire, un male difficile da curare, speriamo almeno che i ragazzini sotto i dieci anni che hanno iniziato tale nuovo percorso, sapranno insegnare anche ai più grandicelli l’atteggiamento da tenere. Mi sembra un ottimo investimento per il futuro.

Anche perché conosciamo bene il clima che spesso si crea in queste partite, dove gli spettatori sono gli stessi genitori, e non sempre il loro comportamento è così educativo. Speriamo che questo cambiamento contribuisca a rasserenare il clima generale, prima che a qualcuno venga in mente di risolvere il problema dando la daspo  a famiglie intere..

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1 commento

  1. Bellissima utopia, in un paese in cui particolarismo,furberia e clientelismo hanno annientato il capitale sociale.


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