Il minestrone

di Ivan Grozny

Alessio è tornato a casa. E’ libero, sta bene, ma come credete si possa sentire una persona che finisce per due giorni in isolamento e scopre, durante il dibattimento del processo per direttissima, consumatosi lunedì, che in realtà l’imputato non è lui?
Già, perché alla sbarra, chi viene messo in discussione è l’attivista cubana Assata Shakur… paradossale, vero? Tanto per tranquillizzarvi, l’attivista da cui prende il nome le polisportiva anconetana sta bene, vive a Cuba e credo non sappia neppure nulla di quanto è accaduto in Italia in questi giorni. Ad Ancona, per la precisione.Già perché si è fermato Alessio con la scusa di un provvedimento (daspo) di anni fa che gli preclude la possibilità di andare allo stadio, per poi in dibattimento cercare invece di dimostrare che le attività della polisportiva, a partire dal nome, sono violente e pericolose. Il nostro Alessio allo stadio è anni che non ci va. Le sue energie si concentrano proprio sulle attività della polisportiva, della quale è dirigente, che con la sua squadra di terza categoria è riuscita a schierare diversi ragazzi provenienti da Paesi stranieri e non sempre con un lavoro che gli possa fare ottenere un permesso di soggiorno. Non mi soffermo su questo perché sappiamo bene di cosa stiamo parlando.

Ma oltre al fatto che la dinamica della vicenda è poco chiara, l’arresto di Alessio è una forzatura. Lo è talmente che digos locale e anti crimine si sono scontrate proprio nei corridoi del tribunale dando vita a una discussione a dire poco accesa. E accusandosi l’un l’altro di avere preso un’iniziativa, diciamo inopportuna.

I toni altissimi non hanno potuto che permettere a tutti i presenti di ascoltare cosa si dicevano questi agenti. E’ chiaro che anche sull’onda di quanto è stato detto dopo la manifestazione di Roma, c’è chi probabilmente ha voglia di fare bella figura di fronte al Ministero. E questa può essere una spiegazione. E quindi ha provato questa strada, cercando di dimostrare che le attività della Polisportiva sono violente, e il nome che la stessa porta richiama ad attività violente…
Poi ci sono delle dinamiche prettamente legate alla città di Ancona, alla società calcistica e a un episodio che si è svolto proprio all’ultima giornata quando si disputava il derby con la Fermana.

Il clima incandescente aveva portato quella domenica a tensioni sugli spalti, in campo, negli spogliatoi. Una storia sulla quale torneremo, e che nello specifico andremo a chiarire perché può essere stato un ennesimo elemento che ha scatenato questa iniziativa della questura. E un punto di contatto sembra esserci, perché creerebbe un precedente che aiuterebbe a risolvere una questione delicata che sono mesi che è sospesa, e che riguarda tesserati della FIGC.
Tesserati come lo è Alessio. Dirigente della polisportiva stessa.

La storia del movimento è piena di brutte storie come queste. In cui si cerca, sommando questo e quello, di dare vita a teoremi ( anche se sembra più un minestrone, non credete?) che possono in qualche modo permettere di attaccare il movimento. E visto che argomenti migliori non se ne sono trovati, allora perché non fare un tentativo con la Polisportiva Assata Shakur?

Nei prossimi giorni, proprio con un’intervista ad Alessio, cercheremo di chiarire questa assurda faccenda.

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1 commento

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