Due pesi e due misure.

di Mauro Valeri

Le vicende che hanno riguardato (e per molti riversi stanno riguardando) l’accanimento apparentemente nominale contro la Polisportiva Antirazzista Assata Asakur, possono essere analizzate anche da un nuovo punto di vista per una vicenda che, per molti versi, è contrapposta a quella anconetana. In questo caso ad essere chiamata in causa è una squadra di seconda categoria campana, la Uomo Nuovo, che scende in campo con una maglietta con su non soltanto la scritta dell’associazione sportiva a caratteri goticheggianti, ma anche una croce celtica in bella vista. Paradossali le motivazioni del vicepresidente Nicola Triscuglio, che ovviamente nega qualsiasi intento razzista e fascista. Stando alle sue dichiarazioni, quella croce sarebbe semplicemente un riferimento a san Benedetto da Norcia. Basta un giro sul web per capire la differenza anche estetica tra i due simboli! Non è la prima volta che si tenta di sdoganare quel simbolo che, fuori dal contesto cimiteriale o celtico, è evidentemente riferito all’estrema destra che, da alcuni decenni, ne ha fatto un proprio simbolo, tanto che in anni passati è sempre stata vietata negli stadi di tutta Europa, oppure, quando sventolata, punita per istigazione all’odio razziale. D’altronde anche la svastica nazista è stata spacciata da alcuni come un simbolo etrusco! Comunque, proprio sul sito di riferimento della squadra napoletana (Movimento Unito detenuti ed ex detenuti Uomo Nuovo), è possibile verificare che non c’è alcuna traccia di san Benedetto o dei benedettini, ma emergono riferimento a Evola, a Signorelli e ad altri esponenti di una destra tutt’altro che benedettina. La stessa scelta del nome Uomo Nuovo riecheggia riferimenti simili. Altrettanto paradossale è la giustificazione che lo stesso vicepresidente, che non nasconde il proprio passato politico, fa degli striscioni che accompagnano le partite della squadra, tra i quali spicca un “Boia chi molla” (in confronto la spiegazione che diede diversi anni fa Gigi Buffon, appare ingenuità adolescenziale). Basterebbe sentire i ragazzi delle squadre che hanno affrontato questa squadra per sapere come stanno realmente le cose. L’unica legittima domanda posta dal vicepresidente è del perché solo ora ci si è accorti di quell’imbarazzante. Infatti, la croce celtica era stata utilizzata anche per tutto il campionato passato, in terza categoria, e nessuno aveva detto nulla. Semplice distrazione? A differenza di quanto accaduto ad Ancona, a Napoli a muoversi è stata la Figc con il procuratore Palazzi, che però non ha chiesto la sospensione della squadra dal campionato ma ha solo posto come condizione per scendere in campo l’utilizzo di una maglietta senza simbolo. Curiosamente due pesi e due misure che, quanto meno, deve far riflettere.

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