Accade in Inghilterra (e in Italia?)

di Mauro Valeri

Che Blatter fosse convinto di vivere in un altro pianeta l’avevamo già scritto, quando aveva dichiarato che nel calcio non c’è razzismo. Il riferimento era ad una situazione che si era verificata soprattutto in Inghilterra dove alcuni calciatori erano stati accusati di aver insultato, in campo, colleghi dal colore della pelle più scura. A confermare quanto Blatter viva in un altro pianeta è arrivata la decisione della giustizia sportiva inglese di punire, con ben otto turni di squalifica e 400 sterline di multa, l’uruguagio Luis Suarez, attaccante del Liverpool e della Celeste. Una commissione indipendente ha, infatti, ritenuto provate le accuse avanzate in televisione dal difensore del Manchester United, il franco-senegalese Patrice Evra, al termine della partita del 15 ottobre scorso. Addirittura Evra, aveva denunciato che l’uruguagio l’aveva insultato, con lo stesso epiteto razzista (che però si era rifiutato di ripetere), per almeno altre dieci volte nella medesima partita. Va precisato che è una punizione al momento sospesa, perché Suarez ha diritto a ricorrere in appello, anche perché ha sempre negato di aver pronunciato frasi razziste al collega “con riferimento al suo colore della pelle”. Come lui la pensano i suoi colleghi del Liverpool che sono scesi in campo con una maglietta di solidarietà. Indubbiamente, tutto è stato possibile grazie al coraggio di Evra, coraggio che troppo spesso manca a molti calciatori, vuoi per paura o, più frequentemente, perché così gli viene “suggerito” dai suoi colleghi, dal suo allenatore o da altri dirigenti della sua squadra.

La storia del calcio nostrano è purtroppo ricca di episodi di questo genere. Qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare. Ma i risultati sono stati forse opposti a quello che è avvenuto in Inghilterra. Sebastien De Maio (italo-francese), difensore del Brescia, ha dichiarato, dopo un incontro giocato dopo una settimana dei fatti inglesi: “Durante la partita Sforzini [del Grosseto] mi ha insultato ripetutamente: ha continuato a dirmi ‘negro di m…’, ha apostrofato non solo il sottoscritto ma anche El Kaddouri [belga di origine marocchine], gridandogli ‘algerino di m…’. Mi ero riproposto di non reagire, più volte ho guardato l’arbitro se era nei paraggi. Però era sempre lontano, dunque non poteva sentire e allora ho taciuto e continuato a sopportare’.

Al 90° il fattaccio. L’arbitro Baratta concede una punizione al Grosseto, peraltro inesistente, per un fallo di El Kaddouri. Continua De Maio: “Ho sentito di nuovo Sforzini insultare Omar, ho notato che l’arbitro era a due passi, dunque in grado di sentire, e non diceva niente. E in quel momento che non ci ho più visto, che ho alzato la voce, che ho urlato all’arbitro che non ci stavo a farmi insultare in quel modo. Non l’ho offeso nella maniera più assoluta, credo che le immagini alla televisione lo possano dimostrare (…): A un certo punto, dopo un contrasto ha messo le mani in faccia a Berardi e un suo compagno lo ha rimproverato di smetterla”.

Denuncia anche di essere stato espulso dall’arbitro Baratta “solo perché gli ho riferito degli insulti che io e El Kaddouri abbiamo ricevuto da Sforzini. E’ vero, io ho alzato la voce, ho usato un tono esagitato ma non ho insultato l’arbitro, né tanto meno l’ho toccato”. Le scuse, per quanto accaduto in campo, De Maio le riceve – sia sul campo che su facebook – da un ex compagno di squadra, Luis Alfageme che gioca con il Grosseto. Nonostante tutto ciò, Sforzini non viene punito dalla giustizia sportiva che invece assegna una giornata di squalifica a De Maio.

Dall’Inghilterra arriva anche un’altra vicenda di razzismo in campo, che ha coinvolto un giocatore inglese, John Terry, difensore del Chelsea e della Nazionale. Sotto inchiesta sono finite le espressioni che avrebbe pronunciato contro il difensore del Qpr, Anton Ferdinand, in occasione del derby del 23 ottobre. Qui il dato interessante è che a denunciare Terry di razzismo è uno spettatore che aveva deciso di sporgere denuncia alla polizia, la quale era stata costretta ad aprire un’indagine penale, arrivando anche ad interrogare l’accusato. Quindi, accanto alle decisioni della giustizia sportiva (che ancora non si è pronunciata) a febbraio dovrebbero arrivare quelle della giustizia ordinaria. Infatti, il procuratore capo Sauders, presa visione dei filmati sull’episodio, ha deciso che il calciatore deve essere processato per reati contro l’ordine pubblico aggravanti dal razzismo. Ovviamente, anche Terry, come Suarez, si dichiara innocente. Non nega di aver pronunciato frasi xenofobe, ma che il loro senso vanno comprese nel contesto generale. In sua difesa, il capitano del Chelsea ha dichiarato che tra i suoi amici più cari ha “persone di tutte le razze”. Anche in questo caso, la società ha preso le difese del calciatore con un comunicato di solidarietà.

Se il comportamento del Liverpool e del Chelsea, così come quello di Blatter, sembrano decisamene fuori luogo, sarebbe curioso vedere cosa accadrebbe in Italia se finalmente qualche spettatore decidesse di denunciare episodi di razzismo che si verificano in campo. Ma forse anche in questo caso, scopriremmo le differenze tra Italia e Inghilterra in materia.

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