La FIGC è razzista?

di Mauro Valeri

Ancora una volta, un tribunale ordinario ha sconfessato la FIGC in merito al tesseramento relativo agli extracomunitari. Questa volta a essere chiamata in causa è anche la Lega Pro. Infatti, il Tribunale di Rimini si è espresso in merito al ricorso presentato dal Lecco (Seconda divisione, girone A) relativo al tesseramento del talentuoso attaccante senegalese Ameth Fall, nato a Dakar nel 1991, ordinando alla Figc e alla Lega Pro il suo immediato tesseramento. Tutto era nato perché questa estate la Lega Pro non aveva ratificato il contratto dell’attaccante e annullato il suo tesseramento, in quanto non era in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente, ovvero dal Comunicato Unico n.6/A della FIGC del 5 luglio 2011, che proibisce alle squadre di Lega Pro di tesserare “calciatori, cittadini di paesi non aderenti alla UE e alla EEE provenienti dall’estero, né tesserare con lo statu di professionista calciatori di detti paesi già tesserati in Italia con status diverso da quello di professionista”. E’ grazie a questo “tappo” che molte carriere di calciatori extracomunitari, anche se figli di immigrati, vedono infrangere le loro prospettive di carriera (paradossalmente possono essere tesserati o per la Lega Nazionale Dilettanti o per la Serie A!).

L’avvocato Flavia Tortorella e l’avvocato Lara Palmegiani, agente del calciatore, in forza delle norme antidiscriminatore presenti nella legge sull’immigrazione, hanno chiesto un provvedimento cautelare d’urgenza per permettere a Fall di continuare giocare. Il giudice Susanna Zavaglia ha accolto il ricorso, in quanto lesivo e atto discriminatorio nei confronti del giocatore poiché “la differenza di trattamento tra giocatori italiani ed extra UE si fonda unicamente sulla loro provenienza e la norma non è posta a tutela di alcun interesse comune”. Ameth Fall potrà così essere schierato regolarmente già in Coppa Italia. La sua carriera italiana era iniziata nelle giovanili del Cesena nella stagione 2009/10, e in quella successiva era passato prima con la Bellaria Igea e, dopo una nuova parentesi con la Primavera del Cesena, era stato ceduto, sempre nella stagione 2010/11, al Lecco..

Il caso non è ancora definitivamente risolto, perché la Lega Pro potrebbe fare ricorso. Allo stesso tempo, non è detto che quello che è valso per Fall vale per tutti i calciatori extracomunitari, perché ogni sentenza ha valore solo per il caso esaminato (nel suo caso, ad esempio, il giudice ha tenuto conto che aveva già giocato per due anni nelle giovanili e 17 partite nella Seconda Divisione). Ma ciò che è evidente è che quella norma è discriminatoria, perché non è la prima volta che un tribunale ordinario dà ragione al calciatore e torto alla FIGC, con relative spese economiche e un’immagine che ne esce fortemente incrinata (e se La Gazzetta dello Sport, ad esempio, non riporta la notizia neanche tra le brevi, a SKY Sport le è stato un buon rilievo così come la Repubblica, che il 4 gennaio aveva dedicato due pagine al tema). Sorge quindi la domanda: perché la FIGC non cambia quella norma? Tra i sostenitori delle posizioni delle istituzioni calcistiche c’è chi sostiene che, ammettendo i calciatori extracomunitari anche nella Lega Pro, si finirebbe per snaturare anche i campionati maggiori. Ma appare a tutti evidente che per un simile timore, tra l’altro tutto da verificare, vengano applicate norme discriminatorie, perché la discriminazione è un reato. Come se ne esce? Per ora l’unica soluzione sembra quella giudiziaria, cioè far valere le proprie ragioni davanti ad un tribunale ordinario. Certo, non tutti i calciatori extracomunitari hanno i soldi e il tempo per fare ricorso. In genere sono le stesse società calcistiche che, dato il valore (anche economico) del calciatore, avviano le procedure, facendosi carico delle spese. Per fortuna ci sono anche associazioni di avvocati (come ASGI, Avvocati per niente, ecc.) impegnati nella tutela gratuita dei migranti, che si stanno “specializzando” anche sulle discriminazioni sportive, perché hanno capito che è anche dallo sport che passa una trasformazione della società. In positivo.

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