TE LO DO IO IL BRASILE

di Ivan Grozny

Il calciomercato non si ferma mai. Neppure una tregua, nulla. Quella di gennaio poi, che è la sessione cosiddetta di riparazione, negli ultimi anni ha regalato scintille e cambiato le sorti di alcune squadre. Vedi il Milan la scorsa stagione. Quest’anno poi c’è l’affaire Tevez che sta monopolizzando l’attenzione di programmi e giornali sportivi. Per non parlare del web dove ci sono addirittura siti dove l’argomento mercato è trattato 365 giorni l’anno.

Il mercato, si sa, è fatto di tanti particolari. Ma i protagonisti assoluti sono i procuratori, che fanno il bello e il cattivo tempo. E non c’è solo il potente Mino Raiola, che tra i suoi assistiti annovera calciatori come Ibraimovich, Balotelli e Hamsik, tanto per citare i più noti. Oggi come oggi ci sono aziende multinazionali che detengono cartellini, in toto o in parte, insieme alle stesse società. Quando però è ora di vendere il calciatore, mettere d’accordo più controparti appare complicato. Si parla sempre di milioni di euro. Anzi, verrebbe da dire, sempre di più.
In Italia la colonia più numerosa di calciatori è sempre stata quella dei brasiliani. Dopo il 1982, con la riapertura delle frontiere (calcistiche), sono arrivati grandissimi campioni, stelle indiscusse. Qualcuno ha avuto più fortuna, altri meno, ma si parla di grossissimi nomi: su tutti Falcao e Zico, ma anche Dirceu, Edinho, Junior, Socrates (https://sportallarovescia.wordpress.com/2011/12/05/socrates-il-dottore-se-ne-andato-ma-non-i-suoi-insegnamenti/), Cerezo, Careca.
Poi sono arrivati gli anni Novanta e Duemila, con il fenomeno Ronaldo, in seguito Ronaldinho, Maicon, Pato e così via.

Era facile una volta portarli a giocare qui da noi, in quello che veniva descritto come il campionato più bello del mondo. C’erano davvero i più grandi campioni a contenderselo, che poi fosse stato davvero il più bello è difficile da dire. Di sicuro era molto duro e competitivo.
Oggi non è più così. Le società brasiliane si fanno pagare lautamente i cartellini, e si parla sempre di giocatori molto giovani, con tanto talento e poca esperienza. Il Brasilerao, il campionato nazionale verde-oro è sicuramente meno competitivo di quelli europei. E forse anche meno di quello argentino. Ritmi lenti, poca aggressività ma grande tecnica. In Brasile è sempre stato così, il talento prima di tutto.
Mettiamoci i prezzi dei giocatori brasiliani, l’appeal del nostro campionato che è calato parecchio, ed ecco che viene difficile pensare che le società italiane li possano acquistare. Questo è il quadro generale che emerge seguendo le trattative, sia quelle virtuali e mediatiche sia quelle che più seriamente si cerca di concludere.

I prezzi sono ormai per le nostre compagini impossibili da raggiungere. Si parla di minimo dieci milioni di euro per ragazzi promettenti come Casemiro (http://www.youtube.com/watch?v=R3tmsdJv43U), addirittura venticinquemilioni per Lucas Moura (http://www.youtube.com/watch?v=Tu_KmXKIYCQ&feature=related) che ha davvero tanta qualità, ma un campione ancora non è di certo. Neymar  la stoffa del campione ce l’ha tutta. Proprio in questi giorni, dopo l’assegnazione del Pallone d’Oro per l’America Latina, ha vinto anche il Premio Puskas per il miglior goal dell’anno 2011 http://esporte.uol.com.br/futebol/ultimas-noticias/2012/01/09/em-estreia-na-festa-de-gala-da-fifa-neymar-ganha-premio-por-gol-mais-bonito.htm . Un campione assoluto. Di lui non solo si parla molto bene (http://www.youtube.com/watch?v=u5TsHmkFXSc) , ma soprattutto ci si aspetta un grande mondiale, che proprio in Brasile si disputerà. E qui viene il punto. Lasciamo per un attimo stare le vicende legate alla riorganizzazione del territorio (https://sportallarovescia.wordpress.com/2010/11/26/pax-olimpica-e-guerra-mondiale/ ), il piano urbanistico  (https://sportallarovescia.wordpress.com/2011/08/01/rio-verso-mondiali-e-olimpiadi-si-comincia-dalle-macerie-1/) e tutte quelle vicende politico finanziarie che sappiamo bene essere il motivo principale per cui i Paesi si contendono l’organizzazione di eventi di questo tipo.

Il Brasile, su mandato dell’allora presidente Lula, diede l’indicazione, direi politica, di non lasciare più andare via i calciatori migliori, e anzi di farli rientrare in patria (pensiamo a Fred, Wagner Love, Ronaldinho). L’idea è quella di riportare non solo i calciatori, ma anche i migliori pallavolisti, cestisti e tutti coloro che possono dare il contributo che serve a mostrare al mondo quanto è cresciuta la potenza brasiliana. Quindi non stupiamoci se leggeremo sempre più di ingaggi faraonici (pensate che Neymar guadagna circa dieci milioni di euro l’anno), e di giocatori che non vogliono più lasciare il proprio Paese per venire a giocare in Europa. Il gap economico è stato colmato, ora, a livello di club, l’obiettivo è tornare a dominare nel mondo come fu per il Santos di Pelè.

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