Il San Precario va in carcere

di Stefano Fierli

Tra coloro che conoscono questa polisportiva solo per nome, ci saranno alcuni che leggendo il titolo penseranno cose del tipo: “Era ora! Magari! Non poteva che finire così!”. Scorrendo queste righe, costoro si sorprenderebbero a scoprire che più o meno anche noi la pensiamo nello stesso modo, con la sola differenza che noi ci auguriamo che non sia finita, ma anzi che sia solo l’inizio.

Il mondo è pieno di equivoci, ma se non si spiegano in fretta possono diventare noiosi e incomprensibili. E allora spieghiamolo.
Sabato sedici aprile c’è stato l’esordio della squadra di calcio a 11 del San Precario al carcere Due Palazzi di Padova. Ci auguriamo che sia un esordio perché sarebbe molto bello dare continuità a questo progetto, riuscendo a disputare più partite, ma purtroppo non dipenderà soltanto da noi, né tanto meno dai ragazzi che abbiamo affrontato nella partita. Altro equivoco quello di chiamare con un generico ragazzi chi si trova in condizioni svantaggiate, quando in realtà i nostri avversari erano privi delle due caratteristiche fondamentali per dei ragazzi: l’età, ma soprattutto l’assenza di futuro. Perché la partita si è svolta con quelli che sono appartenenti all’ala del carcere di massima sicurezza, quelli che non escono, perché se anche dopo venti anni qualcuno dovesse tornare libero lo farebbe soltanto con il corpo. Continua a leggere

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